NippoPill© Kyoto Starbucks

Mattina insolita da Starbucks all’incrocio tra Karasuma Dori e Sanjo Dori, zona centro-settentrionale di Kyoto.

Mi chiedono ogni tanto, cos’è che laggiù ti manca di più del tuo paese, e io penso che no, non è la pizza, come qui credono in tanti, non sono le porte a un’altezza decente, giusto quel po’ da non doverci picchiare regolarmente la testa, come pensavo tempo fa, no, si tratta di qualcosa di più infido, di più sottile, nel senso letterale del termine, si tratta della carta igienica, la consistenza della carta igienica.

Credetemi signori, la consistenza della carta igienica è una cosa ampiamente sottovalutata alle nostre latitudini. Dico, lo spessore della stessa. Lo diamo per scontato, quello è. Ci trainiamo le macchine con la carta igienica, noi, almeno nelle pubblicità. Qui no, signori, qui la carta igienica è sottile, maledettamente più sottile della nostra, è una specie di ragnatela biancastra, un semplice contatto e vi si spappola fra le mani. E non provatevi a toccarla se avete le mani bagnate!, allora è proprio il disìo, vi si squaglia, vi si liquefà fra le dita.

Ora, provate voi a utilizzare in maniera efficace della carta igienica che vi si liquefà fra le dita. Vi sfido. Ma per qualsiasi ragione vi venga in mente, anche più amena di quella principale, che so, per pulire uno schizzo di dentifricio sul vetro, per avvolgerci un pezzo di grissino che vi è caduto per terra e pensavate di dare al gatto, ma neanche per idea, non contateci, ve la ritroverete disfatta, sbriciolata sullo specchio come una nevicata, se la mangerà il gatto impastata col grissino.

Per non parlare poi del fratello nobile della carta igienica, Monsieur Il Fazzoletto. Il fazzolettino di carta, sì, proprio lui.

Premessa: in Giappone è maleducato soffiarsi il naso in pubblico (il piacere di buscarsi un raffreddore nel Sol Levante è tutto da provare). Per quanto voi lo facciate in maniera discreta, con gesto gentile, con soffio delicato, no, niente da fare, è scortese. Allora che fate, quando proprio non potete farne a meno. Potete chinarvi come se aveste il mal di pancia e fare il tutto (o quasi) di nascosto, potete raccogliervi in un angolino discreto, rigorosamente di spalle, e prudentemente agire, potete infine ritirarvi in una toilette, le loro belle, profumate, impeccabili toilette, e lì, finalmente soli, fare il tutto come si deve.

E allora viene il difficile. Provateci voi, a soffiarvi il naso in una ragnatela. Regola numero uno, estrarre delicatamente il fazzolettino dal pacchetto facendo attenzione che estraendolo non si laceri, se è andata bene e non si è lacerato passare alla regola numero due, avvicinarlo lentamente alla punta del naso, numero tre, farvelo cautamente aderire, numero quattro, inspirare a fondo pregustando l’imminente, numero cinque, dai che ci siamo, dai che finalmente potete… invece no, niente da fare, liberare l’aria molto lentamente, regolando con estrema attenzione l’intensità del soffio.

E per quanta attenzione ci mettiate vi anticipo già che no, non ci sarà niente da fare, quello finirà ugualmente per esplodervi fra le mani, e voi via a raccogliere i pezzi, sul lavandino, sulle dita, sugli zigomi, sulla fronte…

Preso nota di cosa non deve assolutamente mancare nel vostro prossimo viaggio in Giappone?

21 pensieri su “NippoPill© Kyoto Starbucks

  1. A settembre ero a Tokyo. Ho avuto il raffreddore. Al secondo giorno ho deciso di infischiarmene altamente dell’etichetta nipponica e agire da spavalda italiana soffiandomi il naso quando era necessario, cioè veramente molto spesso. Ammetto tuttavia di aver passato anche un pomeriggio a letto nella speranza che passasse.

    • Alla fine si fa così. Il vero me ha una storia al riguardo che è da sorridere e ricorderò finché campo.
      Un pomeriggio a letto, dov’era il letto?
      Voglio dire: a che piano?
      E soprattutto, hotel stile occidentale, o qualcosa di loro?
      Quartiere? Fermata della metro più vicina?
      Tanto non vengo a cercarti, non sarai più lì.

  2. Pingback: NippoPill© Le 3.30 del mattino | Meglio tacere e passare per scemi che aprir bocca e togliere ogni dubbio

  3. Io avevo/ho in programma di andare in Giappone. Pur essendomi informato sul necessario, avevo sottovalutato il dettaglio cartaceo: vorrà dire che partirò con carta igienica al seguito!
    Saranno grasse risate, comunque: io ho la soffiata compulsiva, pure quando non sono raffreddato e ho il naso libero devo soffiarmelo lo stesso, difatti non vado mai in giro senza un pacchetto di fazzoletti, pure se scendo 5 mn all’edicola sotto casa devo avere i fazzoletti in tasca.

    ps: complimenti per il blog!

    • Egregio Gintoki, La ringraziamo per il Suo gentile commento.
      La soffiata compulsiva, certamente non gradita al nipponico medio, non costituisce tuttavia controindicazione assoluta al viaggio che Lei ha in programma nel Sol Levante. L’individuo giapponese tende infatti a perdonare le abitudini “bizzarre” alle persone di fenotipo e nazionalità manifestamente diverse dalle sue.

      A meno che dunque il suo aspetto fisico non presenti contemporaneamente le seguenti caratteristiche: altezza sul metro e settanta, capelli lisci e neri, occhi piuttosto piccoli, la scrivente Agenzia ritiene che il Suo viaggio resti comunque consigliabile. Le ricordiamo tuttavia che la presenza anche di una sola delle caratteristiche fisiche summenzionate, accompagnata da una qualsiasi fra le seguenti abitudini: scarsa loquacità, avversione al contatto fisico (es. stretta di mano) in particolare in occasione dei saluti, abolizione completa delle manifestazioni emotive, controindica invece in modo assoluto il suo viaggio.
      Cordialmente,
      l’Agenzia

      😉

  4. Yokoso!
    Benvenuta!
    Hai ragione, i giapponesi si trovano benissimo con la loro (carta dei fazzoletti) e non la cambierebbero con la nostra… boh… Gustosa però questa tua amica che se li fa spedire da casa!! Non credevo…
    Ehm… io in effetti l’ultima volta forse ho fatto di peggio, mi sono portato dietro i… i Corn Flakes… giuro… era per una buona ragione, lo so, ma temo che quello più strano resto io 😉

  5. Eccomi qui, come promesso, nella sezione nipponica 🙂
    I punti di vista sono strani: noi occidentali vogliamo la carta bella spessa, che regga ciò che deve reggere, mentre in Oriente… pensa che ad una mia amica giapponese che stava in Italia mancavano molto i suoi sottilissimi fazzolettini, perché i nostri le graffiavano il naso, e se li è fatti spedire da casa. Dopodiché ha insistito perché ne provassi almeno un pacco. Sembravano veline cosmetiche, comunque l’effetto non era sgradevole.
    Certo, per la carta igienica il discorso è diverso :/

  6. Sai che proprio a un passo da quello Starbucks hanno aperto dal 2006 il Museo Internazionale dei Manga? Ci trovi una raccolta di 300.000 (trecentomila!) manga in decine di lingue diverse (250 in italiano, non male direi) che puoi prendere dagli scaffali e sederti a leggere dove vuoi (panchine, tavolini, giardinetto esterno…). Puoi anche uscire per pranzo e rientrare con lo stesso biglietto. Capace di volarti via un’intera giornata!

    http://www.kyotomm.jp/english/

    PS ispirata? benone! allora prima o poi arriva un post… sottile anche dalle tue parti? 😉

  7. Ahahahah! Grazie per il post, mi sono fatta due sane risate!
    Il Giappone, poi, dovrebbe essere il mio secondo paese di origine, dovrebbero darmi la cittadinanza onoraria, se non altro per la quantità industriale di anime, manga, letteratura e cucina pseudo-giappo che consumo più o meno quotidianamente (anche se non più così assiduamente) da più di 15 anni!
    Comunque mi hai ispirato (oddio, questo verbo, in questo contesto potrebbe essere frainteso :P)

  8. impagabile elegia nel decantare “la consistenza della carta igienica” nostrana. e io che pensavo che la pubblicità della “lunga, resistente e morbida” fosse un delirio per creduli televisionari…
    : ))

  9. Segnato, grazie!

    Chissà se il tema è stato ispirato da una disavventura allo Starbucks o dall’assunto programmatico del blog – un esercizio letterario partendo umilmente… ehm…dal basso. In ogni caso, la descrizione è efficace: rende tangibile (nei limiti dell’evanescente elemento in questione!), assieme alla carta, il passaggio dall’ilarità al senso di disagio.

    Corollario #1 mi sento un bruto: non credo di aver mai porto al gatto un grissino con pari delicatezza…
    Corollario #2 mi chiedo se il peso della carta abbia il ruolo di memento sul valore delle cose… quella per la calligrafia attraversa i secoli!
    Corollario #3 nemmeno ti conosco e già ti ritrovo in bagno, appena lo sguardo cade sul portarotolo… edificante, vero? 😉

      • Sono sorpresa, sembri un po’ piccato… e io che mi consideravo già di troppo, prendendo il posto di quel teorico lettore!
        Allora, che fai? Ti metti a piastrellare lo sfondo del blog o offri un altro giro di post? 😀

        .

        • Figurati!!! E’ tutta ironia, senza di quella non riuscirei a mettere fuori dal guscio neanche il ciuffo dei capelli… Però tutto ciò sta funzionando, non so se mi spiego… 😉 grazie che ci sei

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