Il palloncino a forma di pera

Quante volte da bambino ti ho pensata. Ti facevo col Lego allora, pezzo a pezzo. E tu costruita vivevi, in quel buffo futuro di adulti avvolto in un grigio ancora senza forma né perché.

Quante volte ti ho immaginata, morbido palloncino a forma di pera oltre lo specchio, capriola colorata in un giardino che volevo tutto mio.

Quante volte crescendo ho dubitato di te. Quante volte ho pensato che forse, di te, avrei fatto anche a meno. E volentieri, per giunta, lo sai?

Quante volte ho riso di te. Di te che dalla bocca della gente cavi spesso le stupidaggini migliori. Di te che che sulla faccia di ladri, santi o mascalzoni sai disegnare la stessa smorfia, sciocca e sempre uguale. Di te che coi nostri più stupidi luoghi comuni sai giocare come nessuno. Di te e delle vite in fotocopia che in fondo prometti a tutti noi.

Quante volte ho sorriso di quel sacro, quel divino con cui sanno così bene infiocchettarti.

Quante volte ho detto, io? Mai.

Quante volte a immaginarti mi sono vergognato. Di me, sai, e di chi altri. Di quel che un giorno avresti capito. Di quel che un giorno avresti saputo. Di quando, prima o poi, mi avresti tradito.
E quante volte ho ripetuto, io? Mai.

Quante volte ho avuto paura di te. Nei ruvidi respiri sotto lenzuola proibite, nei lampi di una carne che ho assaggiato e non dovevo. Quante volte da là sotto ho pregato che tu non arrivassi.
Che tu non arrivassi mai.

Finché ti ho vista.
Sedici celluline, eri, in quella foto.

Non ce l’hai fatta.
Forse avevi le unghie troppo sottili per aggrapparti là dove volevi.
Lo so che non dovevo guardarti in quella foto.
O forse no, chissà.

20 pensieri su “Il palloncino a forma di pera

  1. Ehi, grazie dei commenti!!!
    Già che sono qui, ne approfitto per una cosa. Come scrivevo nella guida pratica al blog, tutto ciò che trovate nella categoria racconti (che ho ora spezzato in lampi e tuoni, vedi la guida pratica per ulteriori dettagli) è soltanto “invenzione, puro prodotto di fantasia. Sempre, anche quando vi si lasci sottilmente credere il contrario.”
    Non c’è nulla di autobiografico, insomma.
    Chiaro che da qualche parte si pesca sempre, non prendiamoci in giro. Ma si tratta di storie lette, ascoltate, immaginate, frammenti di vita vissuta presi qua e là e rielaborati, rimasticati per farne trama se non d’azione quantomeno emotiva.
    Non riguardano me.
    Per quello c’è già “il filo del discorso”. I racconti sono un’altra cosa.
    Se voglio imparare a scrivere devo provare a uscire dai miei quattro punti cardinali, e qui è dove cerco di farlo.
    Tutto questo anche perché… prima o poi fra i racconti potrebbe capitare anche roba più forte, roba cattiva. Ci sta, no? E non vorrei che poi pensiate… 😉
    Ecco, ci tengo a che lo sappiate, è tutta fantasia. Mi raccomando.
    Magari tutto questo lo ribadirò anche in un post.
    Grazie ancora che passate di qui.

      • A parte che mi piace quando qualcuno va a leggersi i post vecchi… che qua e là c’è qualcosa di carino e magari molto meglio di altri post più recenti. Quindi grazie.
        Poi mi hai dato l’occasione per modificare un commento (quello lì sopra) che in certi punti era superato (l’immagine azzurra, la categoria delle “cronache”… non esistono più). Questo nell’ottica di offrire un prodotto sempre preciso e aggiornato 😉
        Scrivendo racconti anche tu sai, credo, quant’è importante stabilire delle regole, dei punti fermi come quelli. Solo a queste condizioni è possibile una certa libertà creativa, almeno per quanto mi riguarda. Con tutto ciò che ne consegue.

  2. Bravo! Ci si casca nell’inganno…..anche io credevo fosse vero e ci sono stata male. Comunque per quacuno questo può essere vero e tu hai aiutato a capire cosa si può provare!

  3. … A me sto palloncino a forma di pera sa di sacco vitellino. Se è una cosa che ti è successa mi spiace. Se è solo una storia raccontata, sei stato molto bravo a descriverla.
    Tanta malinconia e tanta dolcezza , in ogni caso.

  4. Eureka! Ho capito! Improvvisamente, quando stavo ormai per provare a leggerlo riflesso in uno specchio… sono andate al loro posto anche le unghie troppo sottili (che altrimenti avrei preferito corte). Molto bene, auguri, un abbraccio!

    • Quante volte mi sono ripromessa di controllare se non sto tralasciando proprio il dettaglio essenziale… ad esempio quel “non ce l’hai fatta”? E quante mi sono ripetuta “immagine-azzurra=finzione”? …Leggo, parto e sbaglio puntualmente strada. C’è da chiedersi come faccia a cavarmela sugli altri fronti! Gli auguri li riprendo e li giro a me, ok?
      Comunque (tralasciando il contenuto, sul quale è chiaro che non offro garanzie), è davvero ben costruito. Il ritmo dettato dal ripetersi dell’incipit scandisce lo sviluppo dell’io narrante – che gioca, fantastica, si interroga, osserva gli altri e se stesso… : la struttura c’è ma non pesa; al contrario: trascina. Proprio bello, grazie.

      E ora scusa, ma torno a seppellirmi per la vergogna…

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