La effe sopra le righe

Benritrovati gente,

occhio a quello che ora vi racconto e a cosa stavo per combinare l’altro giorno.

Anche a voi piace il rumore delle dita che ticchettano sulla tastiera, vero? Che sennò mica blogghereste. O no.

Anche a voi ogni tanto viene in mente la vecchia macchina da scrivere di vostra madre, di vostro nonno, vero? Quel brutale clang clang, quella ripida cascata bianca di tasti come una tribuna affollata, e la violenza gratuita poi delle antennine di metallo che come soldatini indisciplinati si alzavano una qui una là e giù picchiare, bastonare, accanite, cattive, sempre lì, sempre lì, neanche ci fosse un povero ciclope da accecare, là in mezzo.

O il primo computer. Lo schioccare dei tasti, il cigolio delle molle, quel caldo ronzio che arrivava da dentro la cassa, che se giravi la testa diventava un fruscio, la giravi di nuovo e tornava ronzio. Vero?

E ora? Ora che i tasti basta sfiorarli, ora che le dita saltellano leggere, estive tutto l’anno, ora che il tic tic si è fatto lieve, suadente, persino accattivante, ora, non è una magia? Ora che le dita vanno via da sole, ora che potreste scrivere a occhi chiusi.

A occhi chiusi, quasi a memoria, vero? Bene, ecco quello che stavo per combinare l’altro giorno.

Succede che sto girando per uno dei vostri blog. Mi piace. Entro nell’about. Un disegno, discreto, figure femminili. Due righe di presentazione. Secche, stringate. Belle, catturano. Di fianco c’è una frase, una citazione. Di un autore che conosco, mi piace. Almeno una trentina di commenti, più sotto. Merita il trentunesimo, il mio.

Le dita saltellano leggere, come a occhi chiusi. “Belle le due righe là sopra”, scrivo.

Torno su. Al disegno, a quelle righe, alla citazione. Ripasso qua e là fra i commenti, che qualcuno non abbia detto proprio le stessa cosa. Tutto a posto. Ho la mano pronta su Invia il commento, manca solo il clic. Rileggo.

“Belle le due fighe là sopra.”

Strabuzzo gli occhi.

Non è possibile.

Invece sì. C’è scritto proprio così. “Belle le due fighe là sopra.”

Le dita vanno proprio da sole, vero?

Ora potrei scrivere anche a occhi chiusi, vero?

C’è mancato poco.


PS Come solomenevo assai giustamente ci fa notare là sotto… guardate dove sono la erre, e la effe sulla tastiera…

29 pensieri su “La effe sopra le righe

  1. Ho immaginato immediatamente il disastro che stavi combinando appena sono corsa con gli occhi a dove si trovano la Erre e la Effe 😆
    Prima non rileggevo, adesso rileggo sempre per timore di far delle figure barbine! 😉
    Ciao a presto
    liù

  2. Nel ricordare la progressione temporale della scrittura mi hai fatto riprovare emozioni forti. Il finale che stava per essere s-figato mi ha regalato un sorriso.

  3. le macchine da scrivere……per una ragioniera che ci scriveva gli F24 o milioni di lettere sono solo un incubooooooo 🙂

  4. beh a volte lasciare un non so chè di innocente involontaria allusione (o illusione) mette il destinatario in un contesto di piacevole frenesia…. donna o uomo che sia importa solo che a nessuno crea danno… casomai un “sorrisino” ciao!!! cate

  5. …e pensa che non andavo neanche di fretta… PS Aggiornamento. Stasera il/la blogger in questione ha risposto al mio commento. Senza naturalmente immaginare che qui c’è un post che parla di lui/lei… psst…che resti fra di noi! 😉

  6. sarebbe stato interessante conoscere la reazione del destinatario, nel caso inviavi il primo messaggio ad occhi chiusi! 🙂
    Comunque sarò anche una tremenda nostalgica, ma a volte mi manca la vecchia macchina da scrivere, e l’incedere violento sui tasti e lo spostarsi del rullo..e in generale, tutti i rumoracci che generava.

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