Una musica allegra

Guarda, ascolta, senti.
Guarda se muove il torace.
Ascolta se respira.
Senti se batte il suo cuore.

Vedesti un uomo al supermercato. Un uomo vestito male che camminava a zig zag. Avresti detto che si era perso, o che voleva rubare. O forse era soltanto ubriaco.
Lo seguisti.
L’altoparlante diffondeva una musica allegra.
L’uomo si fermò davanti a uno scaffale. E lo osservava.
Lo vedesti piegarsi. Dal vecchio paio di jeans sporchi uscì un lembo di camicia. E una fetta di pelle scura, sudata.
Si raddrizzò. Allungò un braccio e prese in mano qualcosa.
Ti avvicinasti. Un barattolino di sottaceti.
Faceva una cosa strana. Lo teneva dritto, poi lo capovolgeva, poi lo raddrizzava di nuovo, lo capovolgeva ancora. Poi lo agitava.
Facesti un passo in avanti, gli fosti di fianco e provasti a guardarlo.
Aveva uno sguardo che pensasti, è pazzo.
Poi avvicinò il barattolo all’orecchio. Come si fa con una conchiglia. E rimase ad ascoltare.

Afferrasti anche tu qualcosa. Per non dare nell’occhio. Qualcosa che finì nel tuo carrello senza neppure tu sapessi cos’era.
Ti inginocchiasti. Per guardarlo ancora, per guardarlo meglio. D’un tratto lui fece un gesto. Rapido, improvviso.
Lanciò per aria il barattolo.
Il tuo sguardo schizzò all’insù.

Il barattolo colpì un neon che penzolava dal soffitto. Esplose un nugolo di polvere. Rimbalzò su un grosso tubo di metallo, sfiorò un cavo di gomma. Sollevò dell’altra polvere. Deviò la sua corsa e prese a cadere verso di te.
Avevi già abbassato lo sguardo.
Avevi già un braccio sopra la testa.
Una mano e le ginocchia sul pavimento freddo.
Aspettavi il colpo.

Lui balzò di fianco e afferrò il barattolo.
Vedesti scendere i fiocchi di polvere. Lenti. Una scialba nevicata di cenere.
Starnutisti.
Due volte.

La nevicata cessò.
Provasti, timida, a sollevare la testa.
Lo vedesti riporre il barattolo sullo scaffale.
Non disse nulla e se ne andò.

Tu continuasti a guardare il soffitto.
I tubi, i cavi, i neon. La polvere.
Dove sono finita, pensasti.
Il neon oscillava, lassù.
Qualcuno disse qualcosa.
C’era ancora quella musica allegra.

Te n’eri quasi dimenticata quando lo rivedesti al parcheggio.
Disteso sull’asfalto bollente.
Immobile.
Sui jeans, l’impronta di un pneumatico.
Poco più in là, una scarpa.
Un piede schiacciato, a peso morto, di lato.
Buttasti a terra le borse.
Ti gettasti su di lui.
Aiuto!, urlasti, aiuto!

Guarda, ascolta, senti.
Guarda se muove il torace.
Ascolta se respira.
Senti se batte il suo cuore.

Non arrivava nessuno.

Chiamasti ancora aiuto.

L’altoparlante continuava a diffondere una musica allegra.

35 pensieri su “Una musica allegra

  1. E’ il primo tuo scritto che leggo, dopo la tua presentazione.
    Non mi ha sorpreso, credo di aver capito ( presuntuosetta?) che mi piaceranno tutti per la loro originalità ed una sensibilità celata dietro un’apparente vena ironica.

  2. Qualcuno deve avergli fatto fare lo stesso volo del barattolo di sottaceti. L’unica differenza è che il barattolo di sottaceti giace ancora (in attesa di un altro straordinario evento), sullo scaffale mentre lui è sull’asfalto. Perché affannarsi a cercare qualcun altro che lo soccorra, ci sei tu. Il torace si muove ancora, io me ne accorgo da qui. Per questo la musica continua.

    • Adoro chi curiosa nel blog e va a leggersi le cose più “vecchie”. Adoro ancora di più chi mi racconta il suo punto di vista su quello che legge. Se poi lo fa con la creatività che ci hai messo tu, allora è proprio il massimo.

      • ops, non avevo visto il mio commento, me lo ero perso, mi aspettavo che fosse in fondo alla lista e così ho pensato di non avertelo mandato. Ieri ero un po’ brilla di voltaren. E dunque l’ho riprodotto in versione stringata poco fa (qua sotto o sopra bhò chissà dovè che lè), ma il concetto è quasi lo stesso. Scusa x la ripetizione. ciao

        • Wow, sono lusingato invece, sorta di variazioni Diabelli di Beethoven o esercizi di stile di Queneau!, chissà che mi sapresti cavare sotto l’effetto di un diclofenac generico, o di un ibuprofene… io aspetto 😉

  3. e mi chiedi pure il permesso ! cancella pure e scusa se rispondo solo ora, (mi aspettavo che mi arrivasse la risposta, pensa che stordita! a quanto pare non dà i numeri ogni tanto solo wp) 🙂

  4. mi piace e soprattutto mi ha colpita come hai “usato” i suoni vitali (del respiro e del cuore) ormai in pericolo di replicazione con quelli della musica allegra, quasi a dare uno spaccato della spensieratezza e della tragicità che contemporaneamente si verifica nel mondo

  5. L’opulenza scintillante di un supermercato, un poveraccio con le tasche e lo stomaco vuoto, la tragedia. Sullo sfondo, la musichetta allegra dell’altoparlante, un dettaglio emblematico che racconta l’indifferenza e il cinismo dei nostri tempi.
    Molto bello, davvero!

    • …fino a ieri sera c’erano solo due personaggi, una scena e uno stato d’animo. Ora invece siamo qui, un po’ di noi, a parlarne tutti insieme. Servono altre parole? Grazie

  6. Bellissimo. I personaggi si stanno già dilatando nella mia immaginazione, e vorrei poterne sapere di più… spero che abitino anche altre pagine e che ripasseranno da queste parti. Ho provato a smontarlo (come un giocattolo? Come tutto ciò che mi colpisce). C’è il tema del giudizio degli altri, che introduci polarizzando quello del lettore con l’andatura a zig zag e che confermi con quel qualcosa che finisce nel carrello. C’è l’attrazione, che potrebbe alimentare un romanzo intero. C’è il dubbio che i gesti senza senso fossero una maschera di Yorick. Però… come sempre, mi avanza un pezzo che non so più dove mettere: chi si inginocchierebbe mai, in un supermercato?

  7. e poi???
    com’è finita???

    intorno a te nessuno si accorge di quello che succede…..la musica allegra continua ad andare lo stesso….

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