Danilo Kiš

La scrittura è vocazione, mutazione dei geni e dei cromosomi; si diventa scrittori come si diventa strangolatori.
Scrivo perché non so fare altro; perché di tutto quello che potrei fare è la cosa che faccio meglio, e (I hope) meglio degli altri.
La scrittura è vanità, vuota e inconsistente vanità. Una vanità che talvolta mi sembra meno inutile di altre forme di esistenza.
Scrivo, dunque, perché sono insoddisfatto di me stesso e del mondo. Per esprimere quest’insoddisfazione. Per sopravvivere.

1985

 

34 pensieri su “Danilo Kiš

  1. Interessante! 🙂 Ma, se qualcosa è necessario per sopravvivere, come può essere solo “vuota e inconsistente vanità”? A meno che la stessa sopravvivenza, la stessa vita non siano che vanità.

      • Ingarbuglio parole e risposte, ma mi pare che sotto siano finiti gli spazi.
        Sono contenta che le mie risposte ti piacciano, a me il più delle volte paiono risposte da bar 😀
        Però, diamine, ora spulcerò ogni post per trovare indizi sulla tua professione, maledetta curiosità femminile!!!

        • In realtà (imparato anch’io da poco) se fai “reply” all’ultimo commento in cui appunto la scritta “reply” appare, il commento va comunque in coda, alla fine, e non sotto quel commento, quindi si aggiusta tutto.
          Ingarbugliato anch’io, spero si capisca.
          Buon segno se ti paiono risposte da bar, perché non lo sono. O magari frequentiamo senza saperlo lo stesso bar, che ne so… 🙂
          La tua curiosità mi delizia non deve deliziarmi. Se no, ci casco anch’io nella vanità. E non va bene. O no? 😉

    • Non cambia il mondo. Vero. Può cambiare però tante piccole cose del tuo mondo.
      Scrivere per non dimenticare. Giusto. Io a volte scrivo per l’opposto. Per dimenticare. A volte ho proprio voglia di non ricordare.
      Funziona e in un modo e nell’altro per tutti noi, probabilmente.
      Chissà.

  2. Dalla citazione di Danilo Kiš estraggo le sole due considerazioni che condivido: scrivere è una vocazione, la vanità è una caratteristica peculiare di chi scrive. Le altre cose che cita, a mio parere, non sono generalizzabili.
    Nicola

    • E in effetti anche la prima riga del tuo about dice cose simili… 😉
      Sarà che mi ostino, ma io continuo a leggere quel “vanità” più nel senso di “futilità” che di “vanitosità”. Forse è anche perché vivo molto di più la prima, della seconda.
      Apparire in ciò che scrivo, per esempio. Parlare di me. È qualcosa che fuggo, in tutti i modi. Idealmente vorrei che non ci fosse nulla oltre la pagina che scrivo. So anche che in parte questa è pura illusione.
      Grazie in ogni caso del parere. Qui siamo tutti alla pari, e anche il mio è soltanto un parere, un… tentativo 🙂

  3. Credo che Danilo Kiš abbia scritto per soravvivere e mostrare tutta la propria insoddisfazione volendo far passare questo aspetto suo come un aspetto generale o degli altri.
    E’ un modo furbo per dire qualcosa di sé e attribuirlo come peso su chi scrive.

    • Il titolo del pezzo era “Perché scrivo”.
      Non l’ho utilizzato per due ragioni.
      La prima, perché ciò che cito, qui si chiamerà sempre “Exit n. …”. Perché vorrei fosse chiaro fin da subito (e non solo alla fine) che chi legge non sta leggendo roba mia. Per me è importante.
      La seconda, perché un titolo del genere avrebbe probabilmente fatto pensare a una mia totale condivisione di quanto scritto in quel pezzo.
      Ecco.
      Non sempre condivido quello che cito. O comunque, quasi mai al 100%.
      Citare mi piace anche per questo. Puoi nasconderti. Provocare. Confondere. Giocare. Vedere che ne pensa la gente.

  4. discordo col fatto che si scriva per vanità o almeno non sempre è così. quando qualcuno scrive con tratti marcatamente narcisistici credo si evinca ( e ce n’è, purtroppo, di patologicamente narcisisti). che poi a qualcuno possa piacere ciò che ha scritto è tutt’altro discorso. spesso, e son quelli che io considero con una marcia in più (ma è un parere assolutamente personale), sono quelle persone che scrivono meravigliosamente ma, se le senti, sono molto autocritiche e talvolta, rileggendosi, mostrano addirittura imbarazzo sincero (per capirci se non li fermi, butterebbero via tutto!). di più difficile comprensione, nel testo, è il passaggio tra vanità vuota e inconsistente (per fortuna!) seppur sembri meno inutile di altre forme d’esistenza (e meno male che è stato usato il “sembri”!). che poi si possa scrivere per esprimere insoddisfazione e per sopravvivere concordo e …”liberi tutti” ! donna Ludmilla

    • Cogli lucidamente un punto non da poco. E sono perfettamente d’accordo con te.
      Per dirne solo una, il narcisismo patologico: sale dalle pagine come un profumo sgradevole, ora dolciastro ora nauseante, abbastanza certe volte da farti chiudere immediatamente il libro.
      Il tutto però credo nasca da un equivoco (che ti spiega anche il punto di più difficile comprensione): Kiš usa vanità nel senso di “inconsistenza, inutilità, futilità”, non in quello di “frivolo compiacimento di sé e delle proprie qualità personali, vere o presunte”. Riletta la frase così, cambia proprio senso.

  5. Quindi alla fine invece di copincollare un mio post lo hai fatto con un articolo di Danilo Kiš. Bene, ma non trovo un link al suo blog. È un giovane blogger? Forse dovevo scrivere danilokiš wordpress? Ma non è che dietro questo blogger ci sei sempre tu? Pseudonimo?

    P.s. momento serietà: quando leggo “Scrivo, dunque, perché sono insoddisfatto di me stesso e del mondo. Per esprimere quest’insoddisfazione. Per sopravvivere.”, ecco, quasi mi commuovo, la scrittura come via di fuga, capisco il senso…

  6. Sicuramente una citazione che fa riflettere e discutere. Scrivere per sé? Per esercizio di vanità? Io scrivo per esprimere idee, pensieri, fantasie e sensazioni. A volte pubblico sul blog – ergo spero nell’altrui approvazione seppur minima. A volte tengo lì i miei racconti, fermi a macerare, sperando che prendano un sapore diverso. Li tengo su carta o in bozza o su un qualsiasi editor di testo. Oppure li tengo nella mente.
    Certo è che spero prima o poi, qualcun altro legga….

    • Concordo con te. Anch’io scrivo per esprimere qualcosa. Che cosa. C’è un altro pezzo di Kiš che dà una risposta (la sua) a questa domanda e che un giorno mi piacerebbe postare.
      Pubblico per costringermi a prendermi sul serio. Per tenere alta l’asticella (alta al mio livello, si capisce 🙂 ).
      E chissà che prima o poi dalla mente o dalla carta quei tuoi racconti non finiscano sul tuo blog… oltre alle poesie. Probabilmente apprezzeremmo.

      • Per ora mi manca il coraggio…forse, da gennaio 2014, o comunque non prima che le foglie non siano di nuovo cadute. Vedremo.
        Attenderò con ansia il tuo giudizio 🙂
        Buona giornata, e mantieni sempre alta quell’asticella. Mi fa da faro, nelle giornate un po’ grigie come quella di oggi…

      • Attenderai con… tranquillità e un certo sorridente distacco 😉 il parere di noi che ti leggeremo!
        Più che un parere, ti racconteremo quello che ci hai fatto provare. Come già con le poesie.
        Anch’io un tempo non avevo il coraggio.
        A un certo punto è scattato qualcosa, ho fatto spallucce e via, buttiamoci. Mal che vada mi ci farò una risata. E gli altri con me.
        Come vedi, questo è lo spirito.
        E siamo qui 😉

    • Per la foto, abbiamo risolto. La domanda. Ottima domanda. Io, purtroppo o per fortuna, devo saper fare anche altro, nella fattispecie il mio lavoro. Che non è scrivere. Che non si impara da oggi a domani. Che toglie tanto tempo a quello che vorrei fare ed essere.
      Ma se un giorno, dalla proverbiale torre, mi chiedessero che cosa buttar giù, il mio lavoro o la mia mutazione dei geni, non avrei dubbi. Che se scegliessi la mutazione, finirei giù io assieme a quella.
      PS se fai meglio torte meglio di come scrivi, hai un futuro (anche) in pasticceria

      • E chi non ti dice che nei tuoi geni ci sia anche il tuo lavoro, che, se richiede tempo e se non s’impara dall’oggi al domani, a maggior ragione avrà richiesto della passione; e soprattutto chissà se, senza questo lavoro, scriveresti così. Siamo fatti da troppi “se”, “ma”, coincidenze, casualità più o meno casuali.
        Tempo fa rimasi affascinata dalla teoria del caos, ecco, credo che per spiegarci occorra una teoria del genere 🙂

      • È una teoria a prima vista affascinante (ne ho letto proprio l’infarinatura elementare) che non conosco abbastanza per permettermi di parlarne con cognizione. Quindi colgo l’assist ad approfondire, e per ora mi fermo qui.
        Al solito, ipotesi e domande interessanti, le tue.
        Chissà cosa c’è nei miei geni di un lavoro scelto per caso. Di sicuro qualcosa di “lui” salta fuori in ciò che scrivo, nonostante cerchi in tutti i modi di nasconderlo (finché posso). Discorso complesso, ci vorrebbe un post, altro che un commento.
        Ma siccome “fuggo il parlare di me”, come rispondevo più sotto… be’, ecco. Fuggo, appunto 😉

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...