Bohumil Hrabal

Quando entrai e mi chiesero cosa desiderassi, io dissi che volevo cenare e subito aggiunsi, però in un separé, e quando mi chiesero con chi, io indicai una biondina e anche quella volta ero innamorato di quella ragazza dai capelli chiari, fu addirittura più bello della prima volta, sebbene quella prima volta fosse stata indimenticabile. E così non facevo che provare il potere del denaro, ordinavo champagne, ma prima lo assaggiavo, la signorina doveva bere insieme a me quello originale, non permisi più che a me versassero da bere vino e alla ragazza limonata. E mentre stavo disteso nudo guardando il soffitto, e la biondina mi stava distesa accanto e guardava anche lei il soffitto, di punto in bianco mi alzai e tolsi da un vaso una peonia e ne strappai i petali, e con diverse peonie coprii tutt’intorno il ventre della signorina, era tanto bello che ne rimasi stupito, e la signorina si tirò su per guardare anche lei il proprio ventre, ma le peonie scivolavano giù, e io la spinsi teneramente indietro perché rimanesse distesa, e tolsi lo specchio dal gancio e lo aggiustai in modo che la signorina potesse vedere com’era bello il suo ventre coperto di petali di peonie, e le dissi sarà bello, ogni volta che verrò qui, a seconda dei fiori che ci saranno, ti coprirò il pancino, e lei disse che una cosa del genere non le era ancora mai successa, un simile omaggio alla bellezza, e mi disse che quei fiori l’avevano fatta innamorare di me, io dissi come sarebbe stato bello quando a Natale avrei strappato ramoscelli di abete e con quei ramoscelli le avrei coperto il pancino, e lei disse che sarebbe stato ancora più bello coprirle il ventre di vischio, ma la cosa migliore – e a questo doveva provvedere lei – sarebbe stato uno specchio appeso al soffitto sopra al canapè, per poterci vedere distesi, ma soprattutto per vedere com’era bella lei nuda con una coroncina tutt’attorno al batuffoletto dei peli, una coroncina che sarebbe mutata a seconda dei periodi dell’anno e a seconda dei fiori che sono tipici per ciascun mese, come sarebbe stato bello ricoprirla di margherite e di manine della madonna e di crisantemi e di tinaceti e di foglie colorate… e mi tirai su e mi abbracciai ed ero grande, uscendo le diedi duecento corone ma lei me le restituì, e io le poggiai sul tavolo e uscii e avevo la sensazione di essere alto un metro e ottanta, anche alla signora Rajská diedi cento corone nello sportelletto dove si era rincurvata guardandomi da dietro gli occhiali… e uscii nella notte, e nelle stradine buie il cielo era pieno di stelle, ma io non vedevo nient’altro che le epatiche e le campanule e i bucaneve tutt’attorno al ventre della signorina bionda, e più proseguivo oltre e più mi stupivo di come mi fosse potuta venire in mente quell’idea di guarnire, come con dell’insalata russa su un piatto di prosciutto, allo stesso modo quel bel ventre di donna con la collinetta di peli al centro e, attingendo alle mie conoscenze dei fiori, continuavo a coprire la biondina nuda con potentille e petali di tulipani e di giaggioli, e mi proposi di trovarne ancora degli altri perché per tutto l’anno mi sarei divertito, perché coi soldi ci si può comprare non soltanto una bella ragazza, coi soldi ci si può comprare anche la poesia.

Bohumil Hrabal
(Brno, 1914 – Praga, 1997)
Ho servito il Re d’Inghilterra
(1971)
Edizioni e/o
traduzione dal ceco di Giuseppe Dierna
Pagina diciassette, diciotto e diciannove.

5 pensieri su “Bohumil Hrabal

      • Pienamente d’accordo. Fa parte di quella categoria di titoli che, oltre a fare da “maniglia” per il libro (perché lo rendono afferrabile e maneggiabile), hanno una forza che li porta lontano anche da soli. “La Tonsura”, ad esempio, non funziona allo stesso modo, ma… altro schiaffo alle ginocchia! 🙂

  1. Per poter comprare una poesia , come è successo a te ( o al personaggio del tuo racconto, molto originale) non sono necessari soldi, ma solo un animo poetico.
    E quello non ti manca di certo.
    Non è certo , invece, se sia una fortuna o no.
    Secondo il mio modo di pensare è una grande fortuna.
    Ciao,
    Laura

    • Eh già… come mi piacerebbe che il racconto, o il personaggio fossero davvero… miei! 😉
      Come hai senz’altro visto lassù, proprio in coda al testo, il pezzo non è mio ma di un autore ceco del novecento. Una citazioni come del resto in tutti i post che qui chiamo “Exit n.” e poi un numero.
      Questo mi piaceva per tanti aspetti, non ultimo quello cui accenni tu.
      Grazie!

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