Una volta ogni trent’anni

Ho sempre avuto la mania di conservare tutto. La carta in modo particolare. Tutto ciò su cui fosse scritto qualcosa. Le cose più insignificanti. Scontrini, schedine, liste della spesa, quaderni, biglietti del cinema, dell’autobus, appunti, calendari, ritagli di giornale, brutte copie, riviste, fogli e foglietti di tutti i tipi. Piccoli, grandi, bianchi, gialli, azzurri, a righe, a quadretti, incollati, strappati, appiccicosi. Bastava che fosse carta.
Ce l’ho fin da piccolo.
È più forte di me.
Rasenta la patologia, lo so.

Ecco, da qualche settimana, costretto da un’ingiunzione di terzi, sono alle prese con un’operazione emotivamente e fisicamente piuttosto complessa: il recupero e la revisione di tutta quell’enorme mole di materiale. Una volta ogni trent’anni potresti fare un po’ di pulizia delle tue cose in soffitta, è stata la frase che mi sono sentito rivolgere, sennò ancora qualche anno e per far posto alla carta dovrai fare le valigie tu.

Quali valigie.
Fosse stato per me, c’è bisogno di dirlo?, avrei convissuto tranquillamente per il resto della vita con tutta quella montagna di carta. In fondo, si tratta soltanto di qualche decina di borse cassetti armadi scatole e scatoloni sparsi fra soffitta e cantina. Qualche quintale di carta, e che sarà mai.
Va bene, va bene, non nego. Anche la controparte ha una qualche garbata ragione. In effetti la soffitta pareva da un pezzo una sfida aperta alla claustrofobia delle sardine.

Il problema ahimè è un altro. L’obiettivo neanche troppo velato della terza parte che mi ha commissionato (leggi, ordinato) il lavoro appare piuttosto chiaro: sommaria selezione del due, tre per cento del materiale che io ritengo davvero essenziale e successiva, immediata, rapida eliminazione di tutto il resto.

Certamente.
È proprio così che andrà.
Là dentro c’è una miniera di vita e ricordi che avevo dimenticato, che avrei perso se non avessi avuto fin da bambino l’inopinata e semifolle abitudine di non buttare via nulla. E ora che faccio? Butto via tutto. Adesso.
Certamente.

Del resto, una qualsiasi persona di buon senso che vedesse quella stanza – perché adesso è stato trasferito tutto in una stanza, e non vi dico cosa c’è là dentro – e dunque, poniamo, qualcuno di voi che a quella porta si affacciasse, alla meglio scoppierebbe a ridere, alla peggio taglierebbe la corda e disattiverebbe subito l’abbonamento al mio blog.

È quindi assolutamente opportuno che io aderisca al più presto all’invito della succitata terza parte che mi ha commissionato il lavoro. E liberi la stanza. E butti via tutto.

Domanda. La mia lineare e tranquilla esistenza, il mio sconosciuto e ipotetico futuro sarebbe stato migliore, peggiore, o soltanto un po’ diverso senza quei ricordi?

A volte leggo cose che tuttora non credo possibile abbia scritto io. Eppure sono lì. La mia scrittura a penna blu (a penna, perché non ho mai amato le matite, la matita si perde, si cancella, scompare, la penna no!), il tratto spesso, pesante, il cric croc della carta, i solchi sul retro del foglio. Che si potrebbe leggere anche a occhi chiusi, e coi polpastrelli seguire i rilievi della carta, all’incontrario.

A volte trovo cose che avrei preferito non trovare. Ferite che avrei volentieri fatto a meno di riaprire.
Ci sta.
Più spesso mi ritrovo incollato a certe pagine, a certe righe e rido, rido delle idiozie che scrivevo, rido delle follie che pensavo, ma come hanno fatto a non accorgersi, penso, a non preoccuparsi, a non avvisarmi, guarda Ian che tutto questo non è normale.

Invece sono qui. Ci sono sopravvissuto. Non mi hanno portato dallo psicologo né dallo psichiatra (ancora) per il mio disordine, le mie manie accumulatorie, archivistiche e classificatorie. Vi ho detto che avevo iniziato a copiare l’intero vocabolario Zingarelli? con la macchina da scrivere, su fogli A4 di colore giallo ad anelli a quadretti millimetri quattro? Non li ho ancora ritrovati, ma succederà. Devo essermi fermato ad “abaco”, ma poco importa. Contava l’idea, no?

Stasera ho trovato dell’altro. Sarà il tema di uno dei prossimi post e l’argomento resta ovviamente a sorpresa.
Fa parte delle cose che avevo dimenticato, che adesso mi fanno sorridere ma che in quel momento, vi giuro, assolutamente no e fan parte delle radici profonde profonde profonde della fame e della sete che nutrono questo blog un po’ scemo e forse quelli (assai meno scemi) di tanti altri come me e voi.
A presto gente.

48 pensieri su “Una volta ogni trent’anni

  1. Come mi mancano le ore, le nottate intere a parlar fra amici, a sviscerare tutto come se quel tutto fosse la cosa più importante più impellente e improrogabile.
    Parlare, scrivere,leggere.
    La meglio terapia.

  2. Un folle accumulatore e una pazza piena di vuoto.
    Questa è roba da pubblicare!
    E poi, forse, riponiamo troppa fiducia nella psichiatria.
    In fondo, son uomini e donne come noi, i dottori, e secondo me ci direbbero di farci passare le paturnie e tanti cari saluti!
    Buon pomeriggio, che ormai ci siamo quasi!

    • “Son uomini e donne come noi, i dottori”, oh quant’è profondamente vero e quanto mi fa piacere leggerlo… 😉 già, troppa fiducia pure nella medicina… un sorriso e qualcuno che sappia davvero ascoltare fan già metà del lavoro. Credo.

  3. Io scrivo chilometri e chilometri di roba.
    Lettere che non spedisco, soprattutto.
    Appunti, cose.
    Da quando ho aperto il blog, qualcosa passa, e resta.
    Ma non riesco a conservare nulla, butto tutto.
    Ma tutto, tutto.
    Mi sa che ci dobbiamo andare in due dallo psichiatra..
    😦

    • E tirar fuori una storia da quelle lettere, tipo romanzo epistolare? Delirio o possibilità?
      Hmm, saper buttar via tutto è una fortuna – forse – sennò prima o poi ti ci vuole la muta da sub con pinne e boccaglio (sempre più lungo…) per sopravvivere 😮
      Dallo psichiatra bisognerebbe fare seduta comune. Con dimostrazione pratica. Tu butti, io riciclo, tu butti, io riciclo e lui guarda.
      Poi ci dice come fare per guarire 😉

  4. Copiare l’intero vocabolario Zingarelli? Con la macchina da scrivere, su fogli A4? Oh, cristo! Ian, sei un mito! Ma che fico! Comunque, ecco, io, anch’io odio le matite, e, al posto tuo, non butterei via nulla, ma proprio nulla, eh! Vivrei sommerso da carta, scontrini e quaderni. Ma quale buttare e buttare… dico davvero, Ian!

    (Ehm, okay, c’avrà creduto? Fammi disattivare l’abbonamento al blog di ‘sto matto, va’…)

    r.

  5. Oh, Ian, ero convinta di aver lasciato un commento ma chissà che ho combinato!
    Io mi sto disintossicando, ho ancora problemi con i biglietti di autobus, treni, etc, e le immagini, però ho svuotato quasi tutte le scatole 🙂
    Attendiamo il nuovo post e anche i commenti che lo accompagneranno.

  6. Quanto ti capisco.
    Fosse per me non butterei nulla, sopratutto lettere e giornali, ma alla fine, almeno in questo, la tecnologia mi è venuta in soccorso.
    Dopo anni ed anni di lettere vere, cartacee, spedite ad amici, ragazze ed amanti, tutte salvare in qualche cassetto, tanto quanto giornali e riviste anche vecchie di lustri mai buttate (ridicolo leggere gli Airone di un paio di decenni fa e trovare news tecnologice e di ricerca ampiamente superate o addirittura smentite).
    Insomma, ne conservavo moltissime.

    Poi, per la felicità di “qualcuna” (una mamma a caso), le lettere ed i giornali son diventati tutti elettronici con mail e news e… beh, qua è facile poter conservare tutto una volta letto.
    Un giorno ho aperto il “teradisco” dei doc e sono impallidito dai giga e giga di mail e lettere.
    Per fortuna però sono la, in un cassetto su un supporto informatico.

    Quindi, perchè invece di perdere tutte quelle cose a te care, almeno per le l ettere ed i doc per te importanti non ti compri uno scanner e ti salvi BEN PIU’ di quel misero 3-10% che ti hanno intimato di tenere?
    Certo gli scontrini che non son garanzie li dovrai buttare, ma il resto…
    Lavoro titanico che ti porterà via qualche mese di tempo libero, ma almeno non ti sentirai morire. 🙂

    • Mi fai pensare, facciamo in effetti parte di quella generazione a metà, quella che da ragazzini non aveva altro che le lettere, la carta e l’inchiostro, e d’improvviso diventati adulti ecco che arrivano le mail, i giga, gli scanner…
      Le mail e tutto ciò che è informatico è in effetti comodissimo da archiviare.
      Non ti dà la stessa emozione dei vezzi, delle imperfezioni e delle esitazioni di una grafia a mano, però…

      E intanto, grazie per il contributo!

      • Figurati!
        Io non ho ancora finito di digitalizzare quanto mi è caro, ma ormai non manca molto.
        DIciamo che nel farlo c’è stata anche l’occasione di rileggere alcune cose che prima erano ferme nel limbo, ammantate da un velo di nebbia.
        Tristi o felici, è stato un piacere rileggerle. 🙂

  7. Posso immaginare che ardua impresa che sia! Anch’io conservo cose assurde… non arrivano alla tonnellata, ma semplicemente perchè avendo bisogno di spazio sono costretta ogni 5 o 6 anni a rivedere e risistemare tutti i disegni, riviste, ritagli, carte di cioccolatini (eh già sigh) e non so che altro sistemati qua e là. Puoi farcela 🙂 Spesso mi rendo conto, anche se non l’avevo messo mai in conto, che certe cose non è più tempo che stiano ancora con me e le butto via, altre le riorganizzo e poi chissà, potrei o no buttarle alla prossima revisione.
    Curiosa di leggere il prossimo post!

    • “Una volta ogni cinque anni” potresti allora chiamare il tuo prossimo post! 😉
      Bello che ognuno di noi aggiunge qualcosa di personale, di caratteristico delle cose che accumula. Carte di cioccolatini è nuova, quelle, ammetto, le ho sempre gettate. Però… se non che, ora tu mi fai ricordare… quelle con le foto di una città svizzera su un lago che mi piacevano proprio… e la terza parte a dirmi “butta via!” e io “ma sono belle!”, “butta via!”, e allora le infilavo in un libro, “segnalibro!”, dicevo, e la terza parte cedeva.
      E me l’hai fatto tornare in mente tu!

      • Eheh! Grande! La mia terza parte voleva che le buttassi, sosteneva che potessero attirare formiche. Allora la ingannai nascondendole nel diario segreto che tenevo da piccola. Un segreto nel segreto ahah
        E poi sulla scrivania ho un paio di portafoto con la mollettina, che non so come si reggono in piedi con tutta la roba che c’è attaccata su, a volte il vento li fa cadere ed io mica butto, li rimetto in piedi xD

      • Che avrebbero attirato le formiche sarebbe stato assolutamente lo stesso commento della mia terza parte! Che fra l’altro, pur senza mai nominarla, abbiamo capito bene entrambi di chi si tratta 😉

  8. Allora…da dove inizio…uhm
    1non ti hanno portato dallo psicologo o psichiatra perché eri ben mimetizzato fra tanti di noi…
    2 ma non potevi mica dirmelo prima che a trascrivere il vocabolario facevo prima a memorizzarlo, invece cosi mi sono arresa prima di abaco
    3 lo ammetto sono ordinata da fare schifo, ma non io, quell’altra a lavoro
    4 io ho tenuto anche biglietti aerei, schede telefoniche e le mitiche bustine di zucchero (il mio sogno era di metterle in un vaso gigante traspsrente all’entrata di casa) e le carte delle caramelle giapponesi (e qui non ti dico di piu’ e lascio il mistero)
    5 non ho nessuna terza parte che rivendica spazio e pulizia in soffitta e quindi tengo tutto e non dico niente
    6 tie’

    • Dunque… da dove inizio…
      1 mimetizzarmi fra la gente, magari, è qualcosa che non mi riesce più granché bene quantomeno dai quattordici in poi,
      2 memorizzare? grande!, guarda che però ti interrogo a sorpresa, dunque, dimmi per esempio, uhm, vediamo, la definizione di un vocabolo a caso, uno facile, con la a… hmm… aspirapolv… no, guarda, meglio di no, mi fido sulla parola 🙂
      3 sì ma quell’altra non conta, qui c’è solo quella che conosciamo noi, quindi benone così,
      4 idem per i biglietti aerei (vado pazzo per le fascette che applicano sul bagagli al check-in, e non a caso ce n’è una sopra un mio vecchio post…). Schede telefoniche ne ho una cinquantina pure io! Bustine di zucchero e carte di caramelle (giapponesi???) nein…
      5 devi avere comunque meno roba di me,
      6 bye bye

      • 7 ma hai notato che la calligrafia con sfumature diverse in base agli stati d’animo?
        8 tengo tutto o niente! Farle diventare foto cmq farebbero perdere loro gran valore…
        9 mi sono accorta che ho tenuto delle stelle filanti con cui avevo creato delle campanelle di pascqua ( quanto mi piace il carnevale…)
        10 ho tenuto anche i biglietti col numeretto di precedenza al reparto salumi del supermercato
        ….
        Mi fermo va che altrimenti arrivo a 100
        Non si sa mai
        Tie’

      • 7 assolutamente sì, e anche in base al momento della giornata (mattina, mediamente inebetito, sera, più rilassato, almeno era quello che capitava a me)
        8 tutto o niente, filosofia condivisibile da tanti punti di vista, la foto… vero, toglie valore, ma se non hai alternative… ok ok tu terresti, ho capito. Dipende da quant’è grande la stanza, però… e dai colori della parete…
        9 se tagliuzzi con le forbici una stella filante ne fai… coriandoli… quanto mi piace il carnevale specie d’estate quando fa caldo 😉
        10 …siamo proprio da manicomio… perché l’ho fatto pure io e se non mi credi ho le prove

  9. Ogni volta che ti leggo, ritrovo inevitabilmente parti di me.
    La mia cameretta, che da qualche anno ho abbandonato per motivi di crescita personale e sentimentale, pullula di carta. Quaderni di appunti, quaderni di disegni e manga del mio periodo adolescenziale, diari di scritti, testi, versi, annotazioni del periodo universitario. Diari alimentari delle mie innumerevoli diete – spesso fallimentari (chissà perché ha funzionato proprio quella in cui non ho scritto mai una riga).
    E per non parlare dei miei disegni schizzati sui blocco note a quadretti! Quelli sono i più odiosi, perché spesso mi veninvano molto meglio poi del disegno finale su album. E allora che facevo? Via di scotch, ad appenderli sul muro, sul fianco libero della libreria, sotto alle mensole a penzoloni. Ho tre disegni sopra al letto, colorati a pennarelli da mangaka: la carta si è incurvata per effetto delle condizioni termiche della stanzetta negli anni, e si è ingiallita un poco. Ma io non riesco proprio a staccarli. Li lascio lì, a vivere anche per me.
    Carta, carta e ancora carta. Quaderni a chili di appunti, di studio e di racconti abbozzati. Diari, poesie, sentimenti impressi. In meno di 14 metri quadrati di cameretta, ho stipato la mia vita pulsante di emozioni.
    Ti capisco benissimo.
    Come separarsene? Beh io in parte l’ho dovuto fare, portando con me solo l’essenziale. Mi sono forse, finalmente, ripulita e lavata da un po’ di sentimenti vecchi e stantii, che avevano fatto il loro tempo. Ma non potrò MAI buttarli. Semplicemente non li ho più a disposizione, ma so di poterci di tanto in tanto farvi ritorno, immergendomi in quell’odore che solo la carta ti sa regalare.
    Auguri per la tua impresa di ‘pulizie forzate’!
    Sono sicura che ne leggeremo delle belle!

    p.s. è già la seconda volta che tento di inviarti via tablet un commento a caldo, non appena pubblichi, e poi perdo il commento causa problemi tecnici, e poi ricommento a distanza di qualche giorno, con un commento forse un po’ più ricco e tondo. Sarà il destino? Ah, ai web server di wordpress, l’ardua sentenza ;D

    • Se tu raccogliessi tutti i tuoi commenti ne salterebbe fuori un intero nuovo blog…
      Ti conosciamo esperta economa di parole, che tu monti (e noi smontiamo) mattoncino dopo mattoncino nelle tue poesie.
      Poi nei commenti conosciamo un’altra parte di te…
      Bene, se il ricommento a distanza di due giorni è come questo… continuerei senza dubbio a far bloccare il server di wordpress! 😉

      Io attaccavo sul legno della scrivania, perché sui muri mi era proibito (sai, la tintura…).
      Ecco invece qualcosa che non pubblicherò mai: un mio disegno. Altro che abbonamenti disattivati, sarebbe la stessa WordPress a oscurarmi nel giro di tre nanosecondi per la palese incongruenza tra il dato dell’età dichiarato all’atto dell’iscrizione (anni trentatré) e l’età reale evidente dai disegni (anni due).

  10. io conservo ancora le tovagliette dei pub di quando avevo 18/20 anni dove da ogni presente mi facevo lasciare un ricordo della serata….
    e ogni tanto mi rituffo nella mia gioventù…..

      • qui si usano le tovagliette tipo americane quelle usa e getta di carta…
        io me ne facevo lasciare una in più e dai miei commensali, di solito 10/15 persone, mi facevo lasciare un pensiero, un disegno, una firma, una barzelletta, qualsiasi cosa….
        poi data e via nella scatola dei ricordi!
        🙂
        ne avrò 35/40 circa!
        son pazza vero? 😀

  11. Anch’io colleziono gli scontrini e i biglietti del cinema e della metro (quando vado a Milano) eccetera, eccetera! Per il momento il posto occupato è una piccola cassettiera dell’Ikea. Per il momento! 🙂

  12. mai pensato di scansionare il materiale e infilarlo in un hard disk? no, lo so che è meno poetico, ma è un compromesso, quello che vuoi tenere lo fotografi e ce l’hai con te, quello che non vale la pena lo butti, poi il top del topo lo conservi in cartaceo. (certo che copiare il vocabolario…. questa davvero non l’avevo mai sentita, sono indiscreta se chiedo il motivo di quella fatica?).

    • Sai che è un’idea? Non ci avevo mai pensato!
      La prenderò in seria considerazione, visto tutto il lavoro che ancora mi manca.

      No, non sei indiscreta. Il motivo di quella fatica non lo so, dev’essere qualcosa di piuttosto primitivo. Avevo da piccolino la mania della carta, dei fogli, un un piacere proprio fisico nel tenere in mano pacchi di fogli. E altrettanto fisico era il piacere di vedere un foglio di carta pieno di righe che avevo battuto io (il foglio word o quello stampato non mi hanno mai, mai dato lo stesso piacere).
      Il vocabolario era il massimo: era prodigioso tutto quel volume di carta rilegato insieme. Però era dei miei genitori. Capisci? Non era mio. E io volevo lo stesso volume di carta, però scritto da me, e che fosse tutto mio. Per giunta giallo e a quadretti.
      Ero da legare, vero?
      Per fortuna che mi sono fermato a abaco.
      Se lo ritrovo prometto che posto la fotografia 😉

  13. Avevo provato anche io a riguardare tutti i fogli e foglietti che avevo conservato (per 70 anni….pensa tu!!!) ma ogni foglietto che riguardavo dicevo “questo non lo posso buttare….questo neppure…” allora ho deciso, ho infilato tutto in un sacco (anche due..) senza guardare più….. mi sono sentita molto più leggera, tanto i ricordi sono tutti nel cuore!!!!
    Buon lavoro!

    • Proprio quello è anche per me l’unico modo in cui riesco a disfarmi davvero delle cose. Tutto dentro nel sacco e via.
      Ci sono però almeno due ma.
      Il primo: funziona solo se sono di cattivo umore. Sennò non ce la faccio, è più forte di me.
      Il secondo: una volta in quel sacco ci è finita, nascosta fra le cartacce, una cosa di valore che là dentro non avrebbe dovuto finirci mai e poi mai, una leggerezza che ancora non mi perdono.
      Che fare? 😮

  14. Non sono ai tuoi livelli ( tipo:scontrini, schedine, liste della spesa) ma poco ci manca.
    Anch’io penso che sia una mania perché quando, e questo succede molto raramente, decido di eliminare qualcosa, ci sto veramente male. Ma ogni tanto è necessario, non dico fare ordine, cosa che non mi riuscirà mai ( però nel mio disordine riesco sempre a ritrovare tutto ciò che mi viene in mente) ma perché effettivamente certi ” reperti” sono davvero inutili.
    Bisogna avere il coraggio di ammetterlo.
    Io conservo una marea di lettere di amici e amiche dell’adolescenza e ogni tanto rileggerle mi procura qualche fitta al cuore, ma tant’è lo devo fare.
    Tranquillo, sei in buona compagnia. 🙂
    Ciao, hai mai provato a scrivere coi pennini che usavano una volta intingendoli nelle boccette d’inchiostro ?
    Magnifico e rilassante (almeno per me)

    • I pennini da intingere. Ci ho provato… aspetta, sì, in terza media. Ma non faceva per me: l’inchiostro finiva subito… Tutto il contrario delle stilografiche, che a causa della mia impugnatura strana, quasi a rovescio, con cui tengo le penne, mi sono più congeniali per scrivere senza macchiare il foglio o le dita. Ma tu dirai, stilografica e pennino, caro mio, tutta un’altra cosa. E in effetti…

  15. Ci sono le carte che vuoi tenere; poi ci sono quelle che sei obbligato a tenere (bollette, verbali condominiali contributi della colf, documenti vari ) e che per lo più sono repellenti. Temo che sia quasi obbligatorio liberarsi delle proprie carte, per tenere le repellenti cartacce, senza le quali rischi. A meno di acquistare, come ha fatto un mio amico, un certo numero di cantine nel palazzo in cui abita, per tenere carte, giornali (anche quelli ci hanno formato, poi, magari fra un po’ serve proprio quell’articolo!), vecchi computer, con il loro corredo di dischetti, CDrom, DVD (contengono anche questi scritti, creazioni che si sono accumulati negli anni!). Per farla breve: la casa è in ordine, ma gli scantinati paiono il ricettacolo di un rigattiere!

    • Carte che vuoi e che devi tenere: il mio grosso problema è che le mescolo assieme. Con le conseguenze che puoi immaginare.
      Vero, è quasi obbligatorio liberarti delle tue carte. Se non vuoi finirci sopraffatto. Un meccanismo di resistenza può essere una ferrea disciplina del disordine. Concetto che le persone ordinate non capiscono e, temo, non potranno capire mai. (Persone ordinate che, sia detto per inciso, ammiro molto in quanto dotate di capacità che mi sforzo da tempo di acquisire senza grossi risultati.)
      L’idea del certo numero di cantine è affascinante. L’ultima speranza di riuscire un giorno a riordinare la casa.
      😉
      PS Thanks per il commento!

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