Appunti sbagliati

Disseminate fra quaderni zeppi di scrittura, fra scatole piene di vecchie cassette o in un giga e mezzo spezzettato in decine di file mp3 c’è il lavoro di una vita. Colloqui, conversazioni, chiacchierate. Interviste. Monologhi, dialoghi. Memorie, confessioni.
Storie, frammenti di storie, ipotesi di storie. Che possiedo, ormai.
Sono diventate mie.

Ho incontrato decine, centinaia di persone, e non sempre le migliori.
Spinto da un non so che che mi diceva, ascolta.
Intanto, ascolta.
Prima ancora di pensare.
Ascolta.
Passa la vita, la tua prima vita ad ascoltare. La seconda, allora sì, forse potrai giudicare.

Ho sempre bussato, prima di entrare. Chiesto permesso.
Ho sempre stretto la mano. E sorriso.
Chiunque lui fosse. Chiunque lei fosse.
Qualunque cosa avessero fatto.
Mi sedevo. E lasciavo che fosse lui, o lei, a pronunciare le prime parole.

Non ero nessuno, in quei momenti.
Ora carta, ora nastro, ora memoria. Nient’altro.

Mi portavo sempre dietro alcune domande. Comodi gobbi da tasca, nel caso grippasse qualcosa.
Non sono servite quasi mai.

Tacevo.
E prendevo nota. Appunti, asterischi, rimandi.
Registravo voci. Parole.
A volte silenzi.

Ho sempre e soltanto ascoltato.
E taciuto.
Non ho mai espresso pareri.
Ho sorriso, sì, ho anche sorriso mentre parlavano. Quella mezza dozzina di volte in dieci anni e più.

Ho dato ascolto alla follia. L’allegra quotidianità che inattesa e insospettabile d’un tratto varca il confine e si fa subitanea, fulminea follia.
E poi si rimette a cuccia guaendo. Piangendo come fanno i cani.

Mi sono sempre congedato con una stretta di mano. Qualsiasi cosa mi avessero raccontato.
Ho stretto la mano a gente che con quella stessa mano aveva ucciso. Violentato. Soffocato.

Tanti cani bastonati ho visto.
Tanti treni partiti quell’attimo prima, quel maledetto istante troppo presto.
Tanti possibili compagni di viaggio, ho visto.

Ma soprattutto.
Quelle stanze buie erano piene di specchi.
Tanti specchi.
Troppi, per far finta di niente.

18 pensieri su “Appunti sbagliati

  1. Gli specchi ci fanno crescere. Riuscire ad ascoltare veramente, senza giudizio e contemporaneamente essere presenti al subbuglio che dentro di noi crea lo specchio, senza reagire ma lasciandolo fluire ci fa crescere. Farlo non è così semplice. Bel post, Ian

  2. perché sgolarsi per dire cose che subito dopo perdono il loro significato nell’aria già satura di voci e voci. Le parole scritte, appuntate, più tardi lette e rielaborate, sono parole che respireranno per sempre, che lasceranno tracce, tracce di vita.

    • Hai colto perfettamente, ed espresso come non immagini, uno dei motivi, forse il motivo che rende l’esperienza di scrivere, di leggersi, a volte così intensa. Così totale.
      Respireranno per sempre, lasceranno tracce, tracce di vita
      Un pezzo di senso della vita.

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