Ti ammazzo ti scuoio ti twitto ci godo

Jeanette Winterson.

Scrittrice britannica, del 1959. Autrice di una ventina di libri, alcuni tradotti in italiano, Scritto sul corpo il più conosciuto.

Il 15 giugno ultimo scorso (cinque giorni fa) pubblica su twitter la foto di un coniglio che lei stessa ha catturato, ucciso, scuoiato. Il tweet, con foto, relativi retweet e commenti, se volete vederlo, è qui.

Scrive “Rabbit ate my parsley. I am eating the rabbit”. Il coniglio ha mangiato il mio prezzemolo. Io sto mangiando il coniglio.

Seguono altri tweet con le foto delle cosciette e del petto, ora belli rosei, ancora crudi, ora cotti in pentola. Le foto del suo gatto che mangia le interiora del coniglio. Con dedica eloquente: “for all the tweeters who said my cat would prefer Whiskers”. Nessuno spreco, nessun imballaggio, nessun trattamento industriale, cibo a chilometro zero, insiste la Winterson, sarcastica. Twitta anche le foto del prezzemolo che le avrebbe mangiato il coniglio.

La cosa fa clamore, finisce sui giornali. Riceve delle critiche. Lei tiene botta, non cambia idea: i tweet del gatto sono del 16 giugno, quelli del prezzemolo del 17.

Fin qui la notizia.

Ho curiosato un po’ qua e là. Vorrei farvi notare due cose.

La prima. Ad ora, 20 giugno mattina, il tweet è stato ritwittato 534 volte (a fronte di una media di 60 retweet calcolata sui venti precedenti della Winterson). Quasi nove volte la media. + 890%. Il tweet è stato poi aggiunto fra i preferiti (sempre ad oggi, 20 giugno) da 697 persone – a fronte di una media di 49 (calcolata ancora sui venti tweet precedenti). Quattordici volte la media. + 1422%.

La seconda. Date un’occhiata ai commenti al tweet. “Fair game”, dice uno, onesto. “That is brave of you, Jeanette. Like your style and novels of course. So how did you catch the rabbit?”, questo è coraggio, Jeanette, come il tuo stile e i tuoi romanzi del resto, come l’hai catturato? “Fair trade”, scherza un altro, equo e solidale. “That’ll learn him”, un altro: così impara. “Pre-seasoned too!”, ride uno, pre-stagionato pure! Una donna gioca col titolo del libro della Winterson, “Revenge. Written on the (poor rabbit’s bloody) body”, Vendetta. Scritto sul corpo (del povero coniglio). Povero, sì, ma c’è quel bloody: che significa coniglio insanguinato, ma anche maledetto coniglio, coniglio del cavolo. Chissà. Un’altra donna dice “nice work with the bunny!”. Devo tradurre?

Di una ventina scarsa di commenti ce n’è uno solo negativo. Una donna, tal Jacqueline Looker, che dice “i unfollow u, u make me sick. I will never again read a word you write. Rest in peace little rabbit”. Smetto di seguirti, mi dai la nausea. Non leggerò più una sola tua parola. Riposa in pace piccolo coniglio.

La Winterson le risponde. Sarcastica e sprezzante, manco a dirlo.

“Do you only read vegetarians? If not, why is farmed meat fine but personally trapped game disgusting? Think about it.” Leggi solo vegetariani? E se no, perché la carne allevata va bene e quella intrappolata di persona è disgustosa? Pensaci.

No cara Jeanette, qui non si tratta affatto di carne industriale o no, di mangiare vegetariano o no, di leggere vegetariano (mioddio che simpatica), e neppure del tuo inviolabile diritto di ammazzare uno o dieci o cento conigli. È la cattiveria gratuita che m’infastidisce. Il compiacimento. Quel malcelato godimento sadico nel mostrare la foto del coniglio scuoiato, gli occhi e il musetto della bestia ancora belli in vista, quell’arroganza sempre più aspra tweet dopo tweet.

Ammazzare una zanzara, uno scarafaggio, un coniglio si può anche fare. Compiacersene così è volgare. È triste. È stupido.

 

 

35 pensieri su “Ti ammazzo ti scuoio ti twitto ci godo

  1. Ti ho scoperto ora. E ho cercato un post che mi dicesse qualcosa di te. E questo dice tanto.
    Troppe “e”, lo so.
    Ti lascio (momentaneamente). E condivido il tuo pensiero.

  2. Condivido ASSOLUTAMENTE il tuo punto di vista.
    Non sono vegetariana, e mangio coniglio da una vita.
    In particolare, i conigli allevati da mio padre in una piccola aia, con amorevoli cure. E mio padre, che quando ero bambina mi proibiva di stare nei paraggi quando si doveva ‘ammazzare’ il coniglio e scuoiarlo, ecc, mi ha sempre insegnato il profondo valore di un gesto naturale quanto barbaro (perché ammazzare una gallina è radicalmente diverso): un po’ come il Re Leone spiega a Simba “le gazzelle mangiano l’erba, i leoni mangiano le gazzelle, e quando muoiono i leoni diventano erba, cioè cibo per le gazzelle”.

    Premesso ciò, penso che la signora in questione si sia fatta una pubblicità pazzesca, per un gesto assolutamente considerabile ‘normale’, su cui ci ha marciato sopra con abilità da marketer da 4 soldi. Credo l’abbia fatto in modo assolutamente consapevole, e il fatto che noi stiamo qui a parlarne, dimostra che è riuscita nel suo subdolo intento.
    “Parlarne sempre, purché se ne parli.”

    Conigli a parte, MA DA QUANDO SEI TORNATO??? E PERCHè NON RICEVO Più AGGIORNAMENTI E NOTIFICHE DA QUESTO BLOG???

    Mi mancavi 😉

    • Ciao, e grazie del bentornato!! Fa piacere ritrovarti qui 🙂
      Come scrivevo in un altro commento i confronti sono utili quando sono serrati e quindi passo a dirti due cose che penso.
      La prima, non sono veramente sicuro che la signora avesse bisogno di pubblicità (e che quindi la cercasse, con quel gesto). In fondo, è una scrittrice affermata, una delle poche che si mantengono (e anche bene) con la sola penna. Vende un sacco di libri, in patria e all’estero, la chiamano a parlare alle conferenze… Credo insomma che la signora da un tweet del genere avesse solo che da perdere. Ma posso sbagliarmi (come dimostra peraltro la mole di commenti al tweet a favore dello stesso versus l’unico commento contrario), e potrebbe anche essere come dici tu.
      Condivido, e anche io assolutamente, la tua bella espressione “il profondo valore di un gesto naturale quanto barbaro” e l’immagine del leone che diventa erba per la gazzella. E ti chiedo: in cosa ammazzare una gallina è radicalmente diverso? Devi alludere non tanto alle modalità, mi sembra, quanto a?

  3. Ma, l’oggetto del tuo contendere sono i retweet – oppure la sostanza del messaggio?
    …. e, se lo avesse fatto apposta?
    Chiunque mangi un coniglio (ma anche un petto di pollo e l’altro, sia una fetta di prosciutto oppure una bistecchina), ha implicitamente fatto lo stesso,
    può definirsi l’orrore dei supermercati… io lo compro già bello pronto e scuoiato.
    E io, piano piano tendo a diventare una vegetariana! perchè si può vivere anche diverso.
    poi una bella “fiorentina” di tre centimetri grigliata, beh, conosco il sapore – che animale sono?!

    • Posso essere sincero? Non sono vegetariano. E ho visto scuoiare conigli. Più di uno. E mi fa tristezza l’idea e l’immagine di un qualsiasi animale ammazzato (sono così scemo che ho rischiato di farmi mettere sotto in bici un giorno per evitare una formica con la ruota davanti). Però penso anche che l’orsetto o il tigrotto affamato non si farebbero alcun problema a scuoiare me, se solo incrociassero la mia strada. Quindi alla lunga preferisco che siamo noi a scuoiare loro piuttosto che loro a scuoiare noi (sentirti minacciato fisicamente da un animale ti mette quel certo pepe nel culo…).
      Quindi. Non mi urta che la Winterson abbia ammazzato un coniglio. Né che se lo sia mangiato. Mi urta che la Winterson, membro illustre di una specie animale che si suppone intelligente, si bulli (perché di questo si tratta) a quel modo col mondo di ciò che ha fatto e di come. E mi urta (ma non mi sorprende) la caciara di ahahchefigachefortechebrava di gente che (quelli sì) hanno probabilmente solo voglia di un po’ di pubblicità gratuita.
      In un altro modo: puoi tranquillamente uccidere una zanzara che ti fischia da due ore nell’orecchio mentre cerchi di dormire. Se invece la uccidi e poi le stacchi le zampine e le alette e il capino e posti le foto delle zampine delle alette del capino su twitter e scrivi la zanzara mi ha punto io ho ucciso la zanzara, non credo tu faccia un bel servizio alla tua intelligenza e più in generale a quella della specie cui appartieni. Ecco.
      😉

      • Ci sono tante cose implicate. noi stiamo qui a parlare di un tweet – e forse (?) non di lei. Io non di lei, manco so chi è e non ho cercato di scoprirlo. In sostanza rispondo a te e basta.
        Nemmeno io sono vegetariana, e appunto stasera ho comprato un coniglio che era in offerta al supermercato, e avendo una gatta, domani prima di cucinarlo darò il suo fegato alla gatta perchè… è un successone, a lei piace proprio moltissimo.
        Il fatto che la signora scrittrice associ il suo gatto a quel coniglio? boh… magari è un caso e lei una vera stronza. Perchè una leggenda metropolitana è che se al ristorante ordini un coniglio alla cacciatora non puoi sapere se dopo stai mangiando un gatto (testa a parte il resto del corpo è simile).
        Anche mia nonna ammazzava, polli e galline – conigli no, non ne aveva.
        Come dice qualcuna nei commenti, distinguere tra animali allevati e no – non è poco. L’orsetto ed il tigrotto non allevano uomini per mangiarli (bisogna immaginarsi un film tipo “Il pianeta delle scimmie” (se era questo il titolo) per trovare un parallelismo.
        Infine. Perchè ne hai detto? Di volgarità, stupidaggini, falsità, pretesti, egocentrismi, mosse pubblicitarie, azioni modello “avanguardista” – siamo pieni. Vogliamo – uno a caso – parlare di Cattelan Maurizio (artista italiano, contemporaneo, ricco e famoso?)

        • Le tue considerazioni sono interessanti. Grazie del confronto. Che vorrei restasse sincero e serrato, quindi ti rispondo con tre cose che penso.
          La prima, essendo che il tweet lo scrive una persona, attraverso il tweet inevitabilmente parlo di una persona. La quale mi interessa non tanto per essere nome cognome nata il a quanto perché appartiene al genere umano. Come me e te. Quello che faccio in questi post non è mai condannare, sentenziare, o implicitamente affermare che io non farei e non potrei mai fare simili bassezze (figurati, come ho già detto altrove io avrei ciccato sulla cartella clinica di Schumi, se un sito mi avesse dato la possibilità di farlo). Quello che faccio è commentare il gesto di un mio simile. L’idea che ho dei miei simili è qualcosa che (forse) emerge fra le righe, forse no. Comunque qualcosa in divenire. Raccoglio indizi, ecco. Non faccio altro.
          Secondo, perché ne ho detto. Come dice la categoria cui il post appartiene, questa è Stuff I’m reading, watching, bumping into, roba che leggo, guardo, in cui mi imbatto. Mi ci sono imbattuto e mi ha stimolato la curiosità. Tutto qui.
          Terzo. Maurizio Cattelan tende a piacermi. Le volgarità, le falsità, le mosse pubblicitarie, le stupidaggini: ok. Gli egocentrismi: valuterei di volta in volta. Non condannerei per principio le azioni modello avanguardista. Le sperimentazioni. Anche le provocazioni. Credo di essere in fondo uno di loro, anche se dissimulo molto bene (forse).
          Ma dimmi (se vuoi) cosa non ti piace –ad esempio– di Maurizio Cattelan.

          • Grazie. Io sono relativamente nuova di qui (qualche mese), all’inizio cercavo di “conoscere” L’AUTORE di ogni post, ma è una impresa titanica… più facile lasciarsi acchiappare da un discorso che per qualunque ragione ti porta a rispondere. Sottointendo che poi la conoscenza arriverà se merita per destino.
            Anche io sono attratta dal genere umano…
            Passiamo dai conigli a Cattelan?
            Mi porti a considerazioni cui non sono pronta. Se ti ho citato il Cattelan è perchè trovo provocatorie le sue opere quanto il tweet di Jeanette.
            Il mio pensiero sull’arte avanguardista (diciamo concettuale post-duchampiana?)
            sta cambiando: all’inizio mi ha affascinato dopo irritato – come fosse troppo “facile”, oggi sono attendista.
            A mio sfavore c’era un certo amore per la bellezza, la pittura, il quadro, l’artigianilità.
            Parlo cosciente ed istruita, ho studiato perfino troppo tutto quanto riguarda l’arte (potrei vantare un paio di lauree in materia – e dico un paio).
            cosa è?
            da un lato mi disturba l’apparente “facilità” dell’atto del provocare, seppure fatto ad Arte.
            però capisco che farsi un quadretto dipinto ad olio sarà bellissimo se sei capace ma poi finisce nel salotto di chi ha soldi per comprarlo
            Alla fine. Il vero problema è che l’arte contemporanea non comunica niente, vuoi perchè non è compresa e non ci sono gli strumenti e non c’è l’educazione e non c’è che non c’è insomma niente c’è. Cattelan è un ghetto. In quel ghetto ci fa pure soldi. Ma era meglio Giotto che lo guardavano tutti e ci credevano anche quando raccontava la storia di S. Francesco, Anna e Gioacchino, eccetera.
            🙂

            • Ho tutto da imparare. Io stesso sono un fruitore d’arte che sguazza nell’ignoranza, l’unico punto a mio favore essendo forse la consapevolezza di quest’ignoranza (cosa non da poco peraltro in tempi di inconsapevolezza dell’ignoranza spesso endemica).
              Non ho gli strumenti (uso senza notare la stessa tua espressione) né le conoscenze per dire la mia sull’ultima frase, che forse è il cuore dell’intero tuo commento. Provo solo a chiedermi: è possibile (e fino a che punto si può) confrontare due artisti ma soprattutto due epoche e due civiltà (mi riferisco a quel tutti, al pubblico insomma) così diverse come la nostra e quella di Giotto? Domanda non retorica: ingenua se vuoi.
              E se sì: c’erano allora gli strumenti, o l’educazione? Cioè: la pittura di Giotto non era forse guardata e creduta grazie sì a un’educazione, ma nient’affatto artistica quanto religiosa?
              Dimmi pure se i miei tentativi di pensiero stanno in piedi 🙂 e grazie cmq.

          • Oddioooo dove mi porti ed io che stavo rispondendo di conigli :)!
            Se c’è una cosa di cui ancora non ho parlato sul mio blog è proprio questa, l’arte. Mi fa piacere la tua risposta perchè ho temuto di passare per presuntuosa (spesso/sempre scrivo di getto e sono un po’ troppo franca) – devi sapere che mi è capitato così tante volte di passare per “naif” quando esprimevo i miei pensieri sull’arte e sulle mie preferenze, che adesso metto spontaneamente avanti le mani: guardate che lo so, conosco, ho studiato, non sono frequentatrice di mercatini estivi ed estemporanee dove si vince un prosciutto (senza nulla togliere alla dignità di tali manifestazioni – ma son cose diverse).
            La mia ultima frase e la tua presunta “ignoranza”…
            Mi va bene se ti piace, sarei curiosa di sapere perchè e come ti è successo. Così imparo qualcosa.
            Il cuore del problema è una cosetta da niente: cose è l’arte e quale è la sua funzione.

            • Ho un approccio molto semplice a tutto ciò che è arte, o più modestamente se vuoi a ciò che leggo, a ciò che ascolto, a ciò che guardo. Mi piace se mi suscita qualcosa (con la rara eccezione, naturalmente, di quando mi suscita il disgusto). Non mi pongo troppe domande, non mi addentro troppo in questioni di critica o di stile, vuoi perché non ne conosco abbastanza, vuoi perché cerco apposta di starmene fuori. Leggo (ascolto, guardo) il più possibile senza filtri e aspettative e sento cosa mi succede dentro. Quando si muove qualcosa, quando una serie di idee o suoni o immagini mi suggeriscono parole (che sono in definitiva la mia unica voce, l’unica mia possibilità di esprimermi), quella cosa ha fatto centro.
              Cattelan tende a fare centro.

          • Ciao. Ho lasciato passare dei giorni sperando di trovare le parole per risponderti. Non le ho trovate. Perchè anche io dovrei riprendere un filo interrotto, e farlo richiede volontà e tempo. La volontà traballa e il tempo posso invece prendermelo. Da questo lato, vedrò, non tanto per te (che sei meritevole interlocutore) quanto per la mia voglia di tornare a pensarci.
            Però.
            In questi giorni casualmente mi è capitato di vedere alcuni filmati che straordinariamente girano sulle tv cosiddette generaliste, e vedendoli ho pensato anche a te.
            Mi permetto di segnalarteli, se hai un po’ di tempo da dedicare,
            Vista la tua dichiarata predisposizione alla suggestione o ascolto o ricezione – chiamala come Vuoi.
            Non si tratta di critica o stile (nemmeno a me interessa poi tanto questo aspetto) – ma…. vedi – ma – critica o stile è una cosa – ragionare sull’impatto, il percepire, la funzione forse è diverso.
            Esiste l’Arte. Esiste la Storia dell’Arte. C’è anche l’Estetica oppure ancora la Filosofia dell’Arte.
            Tutte cose diverse.

            Ho visto due filmati. Evocativi. Mi sono piaciuti.
            Uno l’ho trovato sul web, un parallelo tra Dalì e Picasso trasmesso da rai3:
            http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-d56a0aa0-c185-4cca-bf95-aeb4575e85bc.html

            L’altro sta girando in raplica su laeffe, canale 51 sulla tv digitale, una serie che si chiama “The power of Art” e la puntata è dedicata a Picasso e a Guernica. Ma non mi pare ci sia ancora il video in italiano sul web – però ho trovato una versione in inglese su you tube

            ……………. quello che non saprei condensare, forse è malamente ma efficacemente intuibile in questi video.

            Vorrei saperlo dire io da sola. Ma ora non sono capace. 🙂

  4. Il reale problema non è tanto il tweet della scrittrice, che al limite poteva starci ma la camera di risnonza che i social network (ma poi sono così social?) hanno. Tutti fanno a gara nel commentare e ritwittare il microblog. Quedto lo fanno perché la donna è una scrittrice abbastanza conosciuta (per me è una perfetta sconosciuta). Se l’avessi scritto io sarei stato sepolto sotto una valanga di offese.

    • Sì. Forse.
      Chiaro che se lo scrivevi tu, o io, ci ritwittavano in due e ci insultavano in quattro (oppure quei quattro tacevano per pietà) e se lo scriveva Lady Gaga che ha 41 milioni di follower lo ritwittavano in 5 milioni e non in cinquecentotrantaquattro. Ho fatto apposta il confronto fra i retweet e la media, e dato le percentuali, proprio per cercare di “annullare” l’effetto persona-famosa.
      Non colpevolizzerei i social network di per sé, anch’io in fondo ho commentato (qui) il tweet, quando potevo tacere, e mi fa piacere che ce ne sia la possibilità, così come di discutere come stiamo facendo. Ma forse intendevi altro, l’uso che ne facciamo, la corsa al retweet per forza.
      Non mi è chiaro il concetto di “al limite poteva starci”, intendi “in fondo quel tweet non è poi quella cosa così scandalosa o terribile”? Ti seguo, eh, e su questo potrei anche essere d’accordo.
      Grazie del commento.

      • Si, intendevo dire che alla fine era un tweet come un altro al quale hanno fatto cassa di risonanza i media (quel tweet è stato riportato da tutte le testate giornalistiche on line), trasformandolo in qualcosa di diverso dalle intenzioni (forse) della scrittrice.
        Io non colpevolizzo i social, dico solo che certe espressioni o certi commenti sono indotti ovvero non pensati dallo scrivente ma diventano una specie di gara di emulazione, a volte con risultati disastrosi.
        Tu hai misurato i retweet per osservarne l’effetto. Ben fatto. Ricordo che quando un’amica faceva i retweet delle pubblicazione dei miei post, il numero dei visitatori del blog schizzava verso l’alto, 4 o 5 volte le visite abituali. Quindi il retweet ha un effetto volano non indifferente

  5. La penso come te Ian.. Alla fine credo che se noi ci chiediamo il perchè di tutto ciò la risposta è in quello che dice lei in risposta all’unica che ha commentato negativamente: la triste voglia di prendere e mostrare una presa di posizione nei confronti di un sistema, ma non dimostrando di essere migliore di esso perchè a me come fanno schifo gli allevamenti intensivi di galline, fa schifo allo stesso modo pure lei.

  6. che schifo. potessi incontrarla la signora, solo per dirle “vergogna”. perché una cosa è essere “bravo scrittore”, un’altra cosa esser “brava persona”.

  7. tutto per fare notizia
    per farsi twittare
    per apparire
    altrimenti non esisti
    come quel coniglio
    bah…
    Va tutto bene
    Va tutto bene
    Di male in peggio
    bah
    Ma intanto lei si fa strada
    Geniale
    il potere delle parole
    è un’arma ho ragione io
    ed è un problema
    nelle mani delle persone
    sbagliate
    bah

    • Non saprei se è per fare notizia o proprio per stupidità.
      Chissà.
      Non per questo non leggerò più nessuna sua parola.
      Eccessivo.
      I commenti, piuttosto, mi inquietano. Non sono quasi (quasi) più agghiaccianti quelli?
      Non lo so.
      La gente non ragiona? Non si ragiona? Non ragioniamo?
      Si fa tutto d’istinto?
      Una botta e via?

  8. Già Ian è proprio questo il punto. Questi sono aspetti che ti fanno capire chi sta dietro alla penna che scrive i romanzi. Bravi scrittori ce ne sono tanti e non ho dubbi che nn sarà difficile trovarne di decisamente migliori della suddetta signora. Buona giornata Ian 🙂

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...