2. Grida dal contesto

2

Allora è tutto vero. Pagina 22 in basso a sinistra. Accanto a un’inserzione della Credit Suisse e dei vini della famiglia Frescobaldi (sic). No, non la immagini l’emozione (né la grancassa in petto, né il peperoncino in pancia) finché non ti ci trovi davvero, schiaffato là.
È stata Spassky, che un giorno si alza alle dieci, abbassa quella persiana che ho la testa gonfia come un pomodoro, un altro alle cinque, con te vicino non mai si può dormire, questo è un fatto e provati a dire di no (è fatta così), Spassky che oggi s’è alzata tipo alle sei, e alle sei e cinque sento il clic della porta, e lei che scende le scale e poi silenzio, e mi riaddormento di gusto e tipo alle sei e un quarto c’è l’irruzione dell’artiglieria pesante in camera da letto, su la persiana, giornale in faccia e stinchi sulle costole e svegliati svegliati svegliati! col solletico e gli schiaffi che sa che odio, e poi scappa per non prendersi un calcione e mi lascia sudato rincoglionito e per giunta mezzo annodato alle lenzuola.

Capite come funziona, tu invii una mail, allegato in formato word, quelli ti prendono, girano e rigirano, ti cambiano il carattere l’impaginazione e poi ti schiaffano sulla pagina, ehm, ti pubblicano. Il bello è che da lì non ti toglie nessuno, e poi ti duplicano decuplicano centuplicano, cento, mille, diecimila copie, e chissà dove mi troverete oggi.
E che importa se domani finisco ad avvolgere le patate o a far collezione di macchie a cerchio sul ripiano dei detersivi, o nel raccoglitore della carta insieme alle scatole di scarpe e ai rotolini della fu carta igienica, che importa se la stragrande maggioranza di voi che comprate non mi avrà neanche letto, che importa, sono qui, fossi anche soltanto rumore di fondo, sono qui!

Oggi peraltro rumore di fondo ce n’era parecchio nel Contesto, chiamiamo così la stanza degli infermieri tuttofare, una specie di accettazione, segreteria, smistapersone, il limite fra il caos e l’ordine, il caos che arriva da fuori e l’ordine che dovremmo aver cura di fare noi, anche se poi è spesso vero il contrario.
Il fronte vero e proprio sono due scrivanie che danno sul pubblico, la molle battigia prima dell’alta marea, e dietro alla battigia tavoli, e sui tavoli contenitori sparsi, cartelle, agende, faldoni, fogli in un ferreo, rigoroso e organizzato disordine. E poi armadi. Zeppi di carta (e carte). Toner. Timbri. Tastiere.

Sono insomma sulla porta che dà sul corridoio, sto entrando nel contesto, una signora in fila mi ferma, mi mostra un’impegnativa e mi dice, Ho una visita, Che tipo di visita? le faccio, lei si guarda intorno, gli sguardi, la gente, capisco, Venga dentro signora, mi guardano male, ma non le sto facendo saltare la fila, dico cogli occhi, soltanto un po’ di riservatezza, di tranquillità…
Ma dentro è l’apoteosi, piena mattina e pieno di gente e pieno casino che neanche le urla di borsa, e Cinzia infermiera di battigia che in mezzo al delirio è al telefono, e la cornetta schiacciata all’orecchio destro, e in quello sinistro ci ha infilato il mignolo, sì signora, come dice?, no, è che non la sento bene, mi dica di nuovo, quando? domani? no, dopodomani, e quindi? mi dice che non può?, sì cioè… può? allora non ho capito, mi torni a dire per favore, fate silenzio…
Ma figurarsi, in mezzo ai fuochi artificiali.
Che visita signora, Come?, Che visita signora!, Ah, visita On-co-lo-gi-ca!, Grazie signora, tutte le visite qui sono oncologiche, è la prima volta che viene qui, vero? Come? È la prima volta che…
Niente, troppo casino.
Cinzia stringe il telefono a morsa fra lo zigomo e la clavicola, solleva la mano, la agita, silenzio!, poi si piega da un lato, scribacchia qualcosa, ma la penna non le scrive e il foglietto le si piega, e prendo io una penna dal camice ma mi toccano sulla spalla, Scusi, allora dove devo andare?, e in quel momento Cinzia sbatte giù il telefono sul tavolo, lievita in piedi, PER FAVORE!, grida.

D’incanto, silenzio.

Signora, c’è ancora? Cinzia sorride. Mi scusi ogni tanto qui c’è la baraonda.

Baraonda, lo sai da dove viene la parola? mi chiede Spassky stasera, dalla porta, nell’esatto momento in cui sto scrivendo a voce alta questa frase.
So a malapena da dove viene l’influenza stagionale, le ridacchio dietro.
Be’ allarga i tuoi orizzonti.

È fatta così. Ho rotto il ghiaccio ma non basta. Devo allargare i miei orizzonti. Hai capito.

Stasera ho il turno di notte, e dubito fortemente che inizierò ad allargare alcunché. Men che meno indagherò l’etimo di baraonda. Ma almeno domani non mi sveglieranno a ginocchiate.
O no?

6 pensieri su “2. Grida dal contesto

  1. Se però stranamente avrai del tempo libero (o forse oggi l’avrò io) e troverai l’etimologia di baraonda, mi passeresti l’informazione?

    • Niente di meglio che chiederlo a Spassky, ha fatto un po’ la preziosa poi quando l’ho minacciata di cercare su internet ha ceduto, speravo in una cosa supertecnica tipo assirobabilonese invece viene semplicemente dallo spagnolo. E più indietro non si va perché a sua volta l’etimo di barahunda è incerto. Al che ho fatto una mezza faccia offesa e lei mi ha mostrato la lingua.
      Detto tra noi, tempo fa ha avuto una storia con uno spagnolo, dev’essere per questo che ci tiene. Tra noi perché non sa ancora che pubblico queste cose anche sul blog, e che dialogo coi lettori. Ma prima o poi mi scoprirà anche qui.

      • Resisti ancora un po’. L’anonimato consente sempre una grande leggerezza. Lo dico da lettrice gelosa e contenta di aver scoperto un nuovo divertimento.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...