5. Stenosi aortica

5

Succede ormai sempre più spesso che durante il giorno pensi a quello che la sera vi scriverò qui.
Sentite questa, capitata oggi.

Ambulatorio. Signora. Ottantasei anni. Un’aria vispa che quasi neanch’io. Cancro del seno. Piccolo. Localizzato. Operato. Tecnicamente guarita.

“Ah, il destino che ti fa gli scherzi a ottantasei anni. Ah, che dovevo essermene andata ancora cinquant’anni fa quando sono caduta giù dal granaio. Sa dottore, sei mesi di ospedale ho fatto. Ortopedia sesto piano. Tiravo dietro i mandarini alle suore, che non mi facevano camminare. Ah, poi se non era per le suore, io…”
“È tutta strana la mamma,” dice la figlia, seduta accanto.
“Ah, la senta, se non era per questa qui, dottore,” e guarda la figlia, “io neanche mi facevo operare.”
“Ha fatto bene signora!”
“Ah non dica così dottore, guarda Renata” dice alla figlia, “guarda quanto assomiglia a Fabio questo dottore, anche mio nipote voleva che mi operassi, siete tutti matti, tanto più giovani tanto più matti.”

Devo farle la cartella. L’anamnesi. Significa tutte le sue malattie. Quelle che ha ora, quelle che ha avuto in passato.
“Ah, parli con Renata, io non ci capisco niente di tutte quelle cose che mi dite voi medici.”

Diabete, dice la figlia.
Diabete, scrivo.
Ipertesa, dice la figlia.
Ipertesa.
Steatosi epatica, dice la figlia.
Scrivo.
Evoluta in cirrosi, dice la figlia.
“Ah, se lei mi spiegasse finalmente che cos’è questa cirrosi.”
“Ci provo.”
“Ah, tanto dite sempre parole difficili voi.”
Tento soltanto di spiegarle qualcosa.
“Ah dottore lasci stare, vede che lei parla come un marziano, ah no, io non sono di quel vostro mondo.”
“E di quale mondo sei,” dice la figlia. Poi guarda me, ammicca: “ha anche la stenosi aortica.”
Scrivo.
“Severa”, aggiunge.
“Pure severa,” dico.
“E non vuole farsi operare!”

“Ah dottore si fermi, si fermi. Non ci si metta anche lei. Lei non è il medico del seno? Allora faccia il medico del seno e lasci stare la mia aortica.”
“La mamma non capisce i rischi che corre a non farsi operare.”
“Tu stai buona! che io capisco benissimo.”
“Insiste il nostro medico, insiste il suo cardiologo. Niente da fare.”
“Le dica alla mamma il grosso rischio che corre. Che lo sa da sola. Morte improvvisa!”
“Sta’ buona Renata! che capita prima a te la morte improvvisa!”
“Ha visto dottore? È testarda, non vuole sentire ragioni.”

Più tardi, dietro la tendina, la visito.
“La cicatrice le fa male?”
“Macché. Ha visto poi che bel lavoro. La chirurga è stata bravissima.”
“Ecco, vede. Uguale sarebbe l’operazione al cuore.”
“Ah, ci si mette anche lei adesso?”
“Ma no signora, è che vede… gli anni li porta così bene, sarebbe peccato…”
“Ah, di peccati ne ho fatti tanti dottore che uno più uno meno ormai.”
“Ma io parlavo… insomma, quel rischio, la morte improvvisa.”
“Dottore,” mi dice. Severa. “Venga qui.” Fa cenno di avvicinarmi.
Obbedisco e mi chino.
“Più vicino. Ecco, che non voglio che senta Renata. Ma lei, dottore” mi dice sottovoce, quasi nell’orecchio. “Se dovesse immaginarsi di morire. Come vorrebbe.”
“Beh, dormendo,” dico.
“Va bene. Dormendo. Ma se fosse sveglio?”
Ci penso un attimo. Poi mi tiro su. E la guardo.
Sorride.
“Ecco. Ha capito adesso dottore?”

Ho Spassky seduta davanti alla scrivania. Le ho appena letto questa storia. Ha gli occhi rossi e stropicciati e non sa che sto scrivendo di lei. Pensa che siano le righe di accompagnamento al pezzo.
“Dove c’è da firmare?” dice.
“Firmare?”
“Voglio anch’io.”
“Cosa vuoi.”
“Avere ottantasei anni.”
“Ma va’.”
“E morire di morte improvvisa.”
Ha il viso nascosto fra le mani, lo sguardo pesto. Pensa alla cazzata che ha fatto l’altra sera, sono sicuro.

Ogni tanto mi fa una tenerezza che la bacerei anche, se non ci fosse la scrivania in mezzo. E il pezzo da inviare che non deve vedere.

15 pensieri su “5. Stenosi aortica

  1. Ottantasei anni. Una mia nonna è morta senza accorgersene, a quanto pare, a novantaquattro anni.

    Sarebbe bello che tu scrivessi di più, perché in giro si muore di noia 😉

    • Troppo buona troppo buona.
      Già son felice, fra le mille cose, di aver preso il ritmo e non mancare all’appuntamento.
      Quei quattro che ti seguono poi rendono il tutto più…

      94, pensa, stessa età di quando se ne andò un mio bisnonno. Sarebbe una storia da raccontare: ma divagherei, qui. Troverò il modo.
      Cmq grazie 😉

  2. Spassky è più furba di quel che pensi.
    Firma per l’attimo lei
    mica per gli ottantasei.
    Le basta meno, molto meno,
    bada però in sana e pimpante condizione,
    che a qualsiasi meta è un occasione!

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