8. Un certo numero di domande

biscotti-per-bambiniGabbo è un collega sulla cinquantina abbondante coi capelli lunghi e ricci e un po’ bianchi che passa le vacanze nei posti più strani del mondo, Caienna, Irkutsk e la Stazione Bellingshausen in Antartide solo per dirne tre, e ha un carattere tutto suo e di poche parole che non sai mai come prenderlo perché è sempre meglio essergli distante quando gli passano i quindici minuti, molto distante, e perciò immaginate la sorpresa, sentirlo dire l’altro giorno, in cucinetta, davanti a un caffè che volevo fosse velocissimo, essendo che avevo una visita alle undici, ed erano le undici e tre minuti, Devo andare a farmi vedere, sono venti giorni che ho mal di testa la mattina, la sera, la notte soprattutto.
Eravamo soli, che non fossimo stati soli Gabbo mai avrebbe fatto una simile intima confidenza, Non ti passa?, gli ho chiesto, Quasi mai, mi ha detto, Non è normale, ho detto io, Non è normale, ha detto lui, e quel discorso non mi piaceva perché se Gabbo si confidava così doveva avere davvero qualcosa che non andava, e nessuno a cui parlarne, s’intende, non è sposato Gabbo, non lo è mai stato e ne va fiero, dice, vive solo, anche questo dice, chissà, Non ti era mai successo?, gli ho chiesto, ha appoggiato il bicchiere di plastica sul tavolo, ha spezzato un biscotto, se n’è mangiato metà e ha lasciato cadere l’altra nel caffè, che era quasi finito, e il biscotto è rimasto impigliato a metà nel calibro troppo stretto del bicchiere, No, ha scosso la testa, non mi era mai successo prima, però sai, ha preso in mano il bicchiere e in una sola sorsata si è bevuto il caffè, e ha scosso il bicchiere, che il biscotto si disincastrasse e gli cadesse giù diritto in bocca, e così gli è caduto giù, Credo di sapere cos’è, proprio venti giorni fa mi è capitato un incidente, e ha schiacciato il bicchiere di plastica fra il palmo e le dita, Un incidente?, gli ho chiesto, Una specie di incidente, uno scontro fisico, una persona mi ha ha colpito, proprio qui, e si è indicato la tempia sinistra, qui in testa con un oggetto, e sai qual è la cosa più ridicola, non tanto che questa fosse una ragazza con cui avevo avuto una storia, quanto che mi ha colpito con una cosa che, giuravo, nessuno mai avrebbe osato sollevare, non tanto su di me, proprio su nessuno, mi ha colpito con un violino.
E si è messo a ridere, e si è alzato in piedi, e ha gettato via il bicchiere, Non è niente, aspetterò che mi passi, però quella me la paga, finisci tu l’altro biscotto? ed è uscito lasciando aperta la porta, e io sono rimasto lì davanti al tavolo e al mio bicchiere e al biscotto avanzato e a un certo numero di domande, giusto un certo numero di domande da rivolgere a qualcuno, giusto un certo qualcuno.

10 pensieri su “8. Un certo numero di domande

  1. Certo se ha usato un violino, ci dovevano essere motivi forti. Nessuno rischia di fracassare un violino in testa a qualcuno che pare un orso poco mansueto.
    Poi è passato il mal di testa a Gabbo? Comunque voleva sfogarsi con qualcuno e raccontare la storia.

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