Vaccino antinfluenzale: news e numeri che forse altrove non trovate

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Il sito di AIFA ha pubblicato fra ieri e stasera, domenica 30 novembre, degli aggiornamenti di cui ho sentito parlare poco sui principali media nazionali.

I casi sospetti sono 13

Oggi, domenica, è arrivata la segnalazione di “un nuovo decesso avvenuto in concomitanza temporale con la somministrazione del vaccino antinfluenzale FLUAD, prodotto da Novartis Vaccines and Diagnostics”: una persona di 83 anni già affetta da gravi patologie e in politerapia. Il numero complessivo delle segnalazioni sale dunque a tredici. Nove di questi (il 70%) erano persone con più di 80 anni.

Sei lotti diversi, 1.350.000 dosi

Di particolare interesse sono ancora una volta i numeri, che danno un quadro della situazione più articolato di quanto si senta in giro, e che permetterebbero a tutti di farsi un’idea molto più precisa.

I lotti coinvolti sono passati da due a sei. Sei lotti fanno un totale di circa 1.350.000 dosi.
Intanto, il fatto che più lotti siano coinvolti nelle segnalazioni è un dato che diminuisce la probabilità di una correlazione causa-effetto tra vaccino e morte di queste persone (abbastanza intuitivo: se le segnalazioni provenissero tutte da un solo lotto, la questione sarebbe a priori più preoccupante, e la probabilità che vi sia un nesso aumentata).

Facciamo ora due ipotesi, due simulazioni, che prendo sempre dal sito di AIFA: la prima, tutte le dosi di questi 6 lotti sono state somministrate. In questo caso, la percentuale di decessi sarebbe di 13 su un milione e 350.000. Lo 0,0009%, in pratica meno di una persona su 10.000. E sempreché, sia chiaro, esista davvero un nesso causale tra vaccino e decessi, cosa ancora da dimostrare.
Seconda ipotesi: soltanto la metà delle dosi di questi sei lotti sono state somministrate. La percentuale di complicanze fatali sarebbe comunque meno di una persona su cinquemila.

Quante persone muoiono ogni giorno in Italia?

Ancora numeri per cogliere le corrette proporzioni del problema.
In italia muoiono ogni giorno circa 1800 persone (dati Istat), ci ricorda qui, sempre sul sito di AIFA, Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), con punte fino a duemila nei mesi invernali. Di questi, la maggior parte avviene in persone anziane: circa 1600 al giorno. Il tasso vaccinale, cioè la percentuale di persone vaccinate contro l’influenza, sopra i 65 anni supera il 50%. Vale a dire che più della metà degli ultrasessantacinquenni si vaccina. Se dunque in Italia muoiono circa 1600 anziani al giorno, e di questi la metà si sono vaccinati, ogni giorno muoiono per le cause più varie circa 800 persone che si sono vaccinate.

Possibile critica che potremmo fare a questo ragionamento: non tutte queste si sono vaccinate nei giorni immediatamente precedenti al decesso. D’accordo, ammettiamo. È possibile (di più, è probabile). Considerato però che la campagna vaccinale in Italia è attiva da circa un mese, possiamo stimare che di questi 800 over 65 morti ogni giorno in Italia, circa 200 potevano essersi vaccinati nell’ultima settimana. Ergo, ogni giorno in Italia è verosimile che muoiano circa 200 persone che si sono vaccinate nei giorni immediatamente precedenti. I decessi “sospetti” si spalmano su in arco temporale che va dal 7 al 28 novembre: 22 giorni. 13 casi “sospetti” su 4400 persone morte nei giorni immediatamente successivi alla vaccinazione (200 morti al giorno per 22 giorni). Fate voi.

Ovvio che poi è doveroso studiare a fondo la questione e capire se c’è davvero una correlazione. Ma i numeri sono questi. Senza contare, come ho detto nel post di venerdì, che sono 8000 le persone che ogni anno muoiono a causa delle complicanze dell’influenza.
Ho citato soltanto numeri. Ciascuno può farsi un’idea.

Che succede ora

Un primo esame approfondito della situazione inizierà domani 1 dicembre presso il Comitato per la Valutazione dei Rischi e la Farmacovigilanza dell’EMA, l’Agenzia Europea dei Medicinali, e si concluderà entro giovedì 4 dicembre.

8 pensieri su “Vaccino antinfluenzale: news e numeri che forse altrove non trovate

  1. Pingback: 23.12.2014 | IAN SAIIN

  2. Pingback: Antinfluenzale: perché l’allarme fa più morti del vaccino | IAN SAIIN

  3. Fra i commenti in televisione e quelli su internet, il messaggio che passa chiaro (pure se si parla sempre di morti “sospette”) è: sono morti per il vaccino, e via al panico generale o a quelli che dicono “io non mi sono mai fatto fregare, io il vaccino non lo faccio”.
    Adesso tu ci poni la questione mettendo l’accento sui fatti e non sulle ipotesi, togli l’allarme e metti la riflessione, e la questione, com’è ovvio, si ridimensiona considerevolmente.
    Il problema è uno solo: chi vuole allarmarsi, chi non ha intenzione di ragionare sulle cose, non lo fa, semplicemente ignorerà i messaggi come il tuo e andrà a cercare qualche puntata de Le iene per giustificare il suo atteggiamento.
    Trovo che l’informazione del cittadino sia fondamentale, ma allo stesso tempo non ritengo i cittadini (mettendomici dentro, eh) sempre in grado di comprendere i dati, specie se vengono presentati ad arte. Allora che fare, non dare l’allarme? Non lo so, ma forse sarebbe bastato allertare i medici e le Asl e puntare a una comunicazione diretta con le persone, lasciandola, appunto, ai medici e alle Asl.

    • Raramente ho trovato un commento che sottoscriverei parola per parola come questo.
      In tutti i suoi aspetti, dal panico ingiustificato (che però fa notizia) a chi non ha intenzione di ragionare sulle cose (con questo tipo di persone è una battaglia persa in partenza, non mi cimento neanche) al fatto che i cittadini non siano sempre in grado di comprendere i dati (anch’io mettendomici dentro, in tutto ciò che sta prima e dopo le quattro conoscenze nel mio campo che ho). Di esempi eloquenti ne vediamo tutti i giorni solo che teniamo gli occhi aperti.

  4. Tutti numeri giusti e corretti, che danno un contorno preciso al problema. Ma io punterei sull’ultimo dato 8000 decessi annui per complicanze dell’influenza. Mi domando ma questi ottomila decessi (circa 25 al giorno spalmati su 365 giorni, il doppio su 180) erano tutti non vaccinati oppure no? Perché mi pongo questa domanda? Semplicemente per capire se è necessario vaccinare in massa tante persone con costi sicuramente non indifferenti per tutti noi.
    Mi sembra uno spreco di risorse inutili che fanno ricche le big pharma per un risultato modesto e creare un allarmismo non piccolo tra tutti noi.
    Personalmente non mi sono mai vaccinato né lo farò in futuro. Se devo morire e sicuramente morirò, voglio costare zero alla sanità nazionale per non essermi vaccinato.

    • Ciao,
      capisco il tuo discorso.
      La domanda è interessante. Senz’altro fra quegli 8000 ci sono anche persone vaccinate.
      Direi due cose, la prima, com’è noto la vaccinazione non protegge dall’influenza al 100%: sui grandi numeri però, la popolazione vaccinata si ammala di meno di quella non vaccinata, e con sintomi più leggeri.
      La seconda: dici che vuoi “costare zero alla sanità per non esserti vaccinato”. Però. I costi da considerare non sono tanto quelli della vaccinazione di massa ma anche (e soprattutto) quelli dell’assistenza alla popolazione che sviluppa le complicanze. Mi spiego, con un discorso se vuoi semplificato e brutale ma (spero) chiaro. Quando avrai, facciamo, sessantacinque anni tu decidi di non vaccinarti, ok: e in quel momento costi zero allo stato. Nel momento in cui ti viene l’influenza e inizi a star male, non è te ne stai a casa a morire eroicamente, magari speri che puoi ancora cavartela, e chiami il medico. Il medico ti trova la polmonite e ti ricovera in ospedale. In ospedale ti fanno raggi, TAC, antibiotici, aerosol, tachipirine, broncoscopia… ed ecco che sei costato allo stato decine e decine di Euro in più che se ti fossi vaccinato e non ti fossi fatto venire la polmonite.
      L’esempio di per sé, se vuoi, è banale. Ma sui grandi numeri la verità è proprio questa, allo stato costa meno vaccinare una popolazione a rischio che assistere, dopo, la stessa popolazione. Vaccinarti, dopo i 65 anni, è quindi saggio sia se vuoi puntare ancora qualche fish sulla tua vita sia se vuoi costare di meno allo stato.

      • Lo ammetto che il tuo ragionamento non fa una grinza. L’assistenza può costare molto, almeno come è praticata in Italia. Ma qui si apre un nuovo versante che richiudo subito.
        Sono in quella fase che chiamano anziani, vecchi, ecc (ho superato da un tot i 65), quindi ho potuto osservare cosa succedava prima delle vaccinazioni di massa. La gente prendeva l’influenza, guariva o moriva. Né più né meno di quello che avviene oggi.
        Non ho dati statistici sotto mano (ammesso che ne esistano) ma dubito che sia molto dissimili dagli attuali. I nostri nonni, parlo ovviamente di quelli della mia età, non erano più longevi degli attuali ma più resistenti alle malattie. Superato il crinale dei sessant’anni non era l’influenza a farli morire ma l’età o altre patologie.
        Comunque tu ha scritto dei numeri che rappresentano lo zero, vrirgala zero del problema che agita i media adesso.

        • Intuisco fra le righe un concetto molto giusto, che forse (anzi, che senz’altro) oggi andiamo verso un’eccessiva medicalizzazione. E in effetti se è vero che vaccinare costa meno di assistere, è anche vero che case farmaceutiche e interessi di parte hanno spingono a cavalcare e “gonfiare” questo processo.
          Occorre stare attenti e capire là dove veramente vale la pena, e dove è solo fumo.
          Ci si prova!
          Grazie dei tuoi contributi sempre interessanti.

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