La satira e i pesci a tre teste

Ho sentito da più parti in questi giorni la frase “la satira non può avere limiti”.
Ne ha? Non ne ha? Dovrebbe averne? Non sarò certo io a risolvere il dibattito. Provo soltanto ad aggiungere un contributo.

La satira vive di un paradosso. È già, di per sé, nei suoi stessi presupposti, il superamento di un limite. È satira quando critica, ironizza, irride. È già fastidiosa, oltraggiosa, inaccettabile (per qualcuno). Ha già superato un limite.

La satira dunque gode di una sorta di licenza speciale. Se non suonasse sinistro la chiamerei licenza di uccidere.

Fin dove può spingersi questa licenza? È davvero illimitata?

Esistono vari gradi di sensibilità. La sensibilità personale. La sensibilità collettiva: culturale, nazionale, religiosa per dirne alcune. Ci sono i limiti imposti dalla legge. E i limiti di educazione, di rispetto, di decenza.

Due anni fa ho letto su Internazionale una vignetta che faceva dell’ironia sui pesci a tre teste nel mare di Fukushima. Giocava con il concetto di malformazioni fetali da radioattività. Al tempo mia moglie era in Giappone, al terzo mese di gravidanza. Ho trovato quella vignetta di pessimo gusto. Aveva decisamente superato il mio limite.
Detto questo, ho preso atto e girato pagina. Era una vignetta satirica. Di suo, forse anche simpatica. Il problema ero io, non la vignetta: l’asticella della mia sensibilità era situata, per evidenti ragioni, piuttosto in basso.

Sensibilità culturale, nazionale, religiosa. Occorrono esempi? Li abbiamo sotto gli occhi e sono drammatici. Sdrammatizziamo allora: le barzellette del francese del tedesco e dell’italiano non erano forse anch’esse satira? Autosatira. Per quel che mi riguarda, l’autosatira è la più efficace. Un uomo che ride di sé stesso. Una nazione che sorride delle proprie idiosincrasie.

I limiti di legge. Oggi a Parigi è stato arrestato il comico Dieudonné per apologia di terrorismo. Perché sul suo profilo Facebook ha scritto di sentirsi “Charlie Coulibaly”. È satira? Oltraggio? Apologia di terrorismo?
Il primo ministro francese Manuel Valls ha detto “Il razzismo, l’antisemitismo, il negazionismo e l’apologia di terrorismo non sono opinioni, sono reati”. Ipse dixit.

I limiti, infine, dell’educazione, del rispetto, della decenza. Se pubblico una vignetta satirica sui gay: si chiama satira o omofobia? Posso fare satira sulle vittime dell’olocausto? E sui bambini di Chernobyl?

Temo che dal groviglio non ne salteremo fuori. E in fondo va bene così: la differenza di opinioni è ricchezza.
Anche la satira è ricchezza. Una ricchezza però non innocua. Né per chi la fa, né per chi la subisce. Credo che a questo fatto ci dovremmo abituare.

13 pensieri su “La satira e i pesci a tre teste

  1. La satira in origine erano parole. Basta tornare indietro nel tempo, non molto circa duemila anni fa. con il romano Lucilio e Orazio e più indietro nel tempo con Aristofane.
    La prima definizione di satira le diede Diomede grammatico
    « Presso i Romani con satira si intende una poesia che ora ha carattere denigratorio ed è composta per colpire i vizi umani secondo la maniera della commedia antica: tale fu quella che composero Lucilio, Orazio e Persio. Un tempo però veniva chiamata satira un’opera poetica che constava di componimenti vari, come quella che scrissero Pacuvio ed Ennio »
    Dunque la satira tende a colpire i potenti. Allora come oggi si tende a limitare il senso e la portata della satira tramite misure di censura, mascherate e subdole. Poi alle parole si aggiunsero i disegni per enfatizzare il dileggio.
    Pare ovvio che parole e disegni possano infastidire e trovare opposte accoglienze presso il pubblico. Ma il post si chiedeva, come molti hanno fatto o cercato di fare se esiste un limite. Se è possibile normare tutto questo.
    Credo che sia Salin che Giacani abbiano detto con chiarezza che questo limite è soggettivo e variabile nel tempo. Questo non implica che non esista un limite. Il dileggio per quanto forte può essere accettabile oppure no, l’offesa non è tollerabile. Per me è questa sottile linea di confine, dal tracciato evanescente, che pone dei limiti alla satira.

    • Commento interessantissimo che arricchisce non poco la pagina del blog e di cui ti ringrazio.
      Esatto, il fatto che il limite sia soggettivo e variabile non implica che esso non esista. L’offesa, la provocazione stupida, gratuita, fine a sé stessa è oltre quella linea di confine pur evanescente.
      Lasciamo per un attimo stare l’individuo violento, la cellula impazzita. L’offesa incattivisce il buono, adira anche il mite. È questo forse il danno più grave. O il lato più triste.

  2. Il problema non e’ solo di chi legge e in quel momento ha l’asticella bassa.
    Riguarda tutti.
    Non voglio difendere nessuno, ma forse era stato sottovalutato che anche le parole hanno potere e possono diventare un’ arma.
    per chi scrive ma anche per chi la riceve- nel senso che secondo me hanno usato un pretesto per creare, chiamiamola ” confusione” ma e’ una guerra

    • Sono d’accordo con te. Le parole possono fare molto male.
      “In nome di un’astratta idea di libertà di espressione”, come dice a mio parere in modo corretto un commento più sotto, non può essere permesso tutto.

  3. Comunanza di idee…abbiamo scritto post simili. però secondo me un limite ci dev’essere e comunque io (forse invecchiando divento più intollerante) non sarei più disposto ad accettare o a difendere una astratta idea di libertà di espressione per permettere a qualche razzista di sputare veleno in giro, ad esempio, Ma forse hai ragione tu, il limite è dentro di noi

  4. La satira è ricchezza perché solleva difetti, vizi cercando anche di far ridere, quindi è positiva, è come prendersela per una critica che poi è costruttiva. E’ difficile immaginare una critica non costruttiva, un vero e proprio insulto che riesca anche a far sorridere… Se poi ha dei limiti me lo chiedo anch’io…
    I limiti di legge, come riflettevo anche in un altro blog, stanno lì a causa di brutti fatti storici e a proteggere la nazione dal loro ripetersi… Non solo la satira deve sottostarci e se è giusto applicare queste leggi allora lo è anche limitare la libertà d’espressione (che poi dipende anche dalla gravità delle affermazioni).
    In ogni caso a te non è saltato in mente di far del male a nessuno xD Il vero limite forse è questo…

    • L’altro blog è Giacani, vero? Se è un altro dimmi che vado a leggere.
      La penso come lui. E in fondo come te.
      E poi certo, nessuno giustifica la violenza. Se ritieni che un’affermazione supera i tuoi limiti, alza la voce, denunciala, contestala, protesta. Ma metti da parte anche la sola idea di violenza.

  5. Esistono le violazioni della legge, che si chiamano reati. Un tempo esisteva anche il reato di vilipendio, che però mi risulta essere stato abolito, almeno per alcuni casi, non più compatibili con l’aumentato fastidio sociale per i comportamenti censori. Non mi risulta, invece, che sia già stato codificato come reato il mobbing, cui ascriverei eventualmente certe forme di derisione pubblica delle convinzioni più diffuse. Bisogna essere molto attenti, però, perché la censura è incompatibile con le nostre società aperte e liberali ed è molto difficile poterla applicare in epoca di comunicazione globale. E’ molto semplice, oggi, attraverso twitter o facebook, eludere la censura, a meno di pesantissimi interventi repressivi, molto costosi, perché richiederebbero il moltiplicarsi degli addetti alla sorveglianza dei social, dei blog ecc. L’unica è fare appello al bon ton, al rispetto, all’educazione, cose che forse potrebbero evitare molti risentimenti e creare condizioni di convivenza più civili. Ci saranno però sempre soglie di sensibilità molto bassa, così come sempre ci saranno fanatici ed esaltati, purtroppo. Sono brutte storie queste che ti rendono cosciente della fragilità della nostra vita, che può cambiare all’improvviso, non sempre per colpa degli islamici fondamentalisti, però, come ben sai e come quotidianamente hai testimoniato su queste tue pagine.

    • Dici bene.
      L’equilibrio, la linea retta, in definitiva la soluzione non la troveremo mai. Ci sarà sempre l’incivile, il fanatico, l’ignorante, il provocatore. E ci sarà sempre, di rimando, la violenza. Credo faccia parte della natura umana. E la natura umana la puoi coprire di mille vesti raffinate, ma sempre natura animale rimane.

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