Fino a convincente prova contraria

Da quant’è che non scrivo?, sì, un bel po’.

Sono stato in Giappone a febbraio, sono tornato malaticcio, crollato qualche giorno dopo, quattro giorni a letto con la sinusite che mi trascinavo dal Sol Levante, mi sono pure perso un viaggio a Londra, biglietto aereo e hotel compresi, vabbé. Avrei avuto qualcosa da scrivervi da lassù, invece.

Ho scoperto che del nostro caro Richard Smith di cui discutevamo qui, vi ricordate, quello di whisky amore e morfina, ecco, s’è occupato perfino il Sole24Ore in un suo supplemento domenicale di febbraio, be’, abbiamo le antenne abbastanza diritte da queste parti. E comunque ho imparato che mai mai e poi mai si dice che un tipo di morte è la miglior morte, scenetta di stamattina insegna, un collega a un altro, “ma sì, la morte per insufficienza epatica è in fondo la migliore possibile”, “prima la provi, bello mio, poi mi dirai se è la migliore”, risponde l’altro che due anni fa s’è trapiantato di fegato e al grande salto c’è andato molto vicino e proprio per insufficienza epatica. Gaffe totale. Solo un piccolo esempio.

Domanda, la conoscete quella storia dell’ABCDE per i nei sospetti? Asimmetria, Bordo, Colore, Diametro, Evoluzione? Ho sentito di recente una bella lezione di un dermatologo, mi piacerebbe farne due righe qui.

Ma perché poi tutti dicono nei, e i medici NEVI? Tutti dicono costole, e i medici COSTE?

Per la gioia dei (pochi per fortuna) medici che mi leggono fra voi, oggi ho detto di nuovo “midollo osseo” al posto di “midollo spinale”. Sono anni che casco regolarmente in questo lapsus e non riesco, non riesco a levarmelo. Rimedi? Ipnosi? Martellata in testa? Qualcuno mi aiuta?
Non è lana caprina, caspita, il midollo osseo sta nelle ossa lunghe e in quelle piatte (femori, omeri, sterno…) e produce le cellule del sangue. Il midollo spinale è tessuto nervoso, scende giù lungo la schiena ben protetto dentro al canale vertebrale, trasmette i comandi dal cervello alla periferia, e la sensibilità e il dolore dalla periferia al cervello. Il primo è un tessuto molle, il secondo sono neuroni.

Oggi una persona mi ha detto che sono uno disincantato. Possibile, anzi, probabile. Sono anche uno scettico. Tendo a pensare che ciò che leggo, che vedo, che ascolto sia falso fino a convincente prova contraria. Non è sempre il criterio migliore per giudicare le cose, per carità. Però ti tiene al riparo da parecchie martellate nei denti. E va bene così.

Ho appena finito di leggere un libro molto interessante, Contro (la) Natura di Chicco Testa e Loretta Feletig, dei Grilli Marsilio, riflessione intelligente e di gran buon senso (merce rara) sul concetto piuttosto banale e semplificato che abbiamo oggi di “natura”, con qualche spunto critico su un certo ambientalismo di maniera e di facciata cui ci piace aderire più per sciacquarci la coscienza che non per una reale riflessione. A prova di scettico.

28 pensieri su “Fino a convincente prova contraria

  1. Mi stavo proprio domandando dove eri finito. Si parla del diavolo 😀 ed ecco che spuntano le corna, pardon i suoi pensieri.
    Termini il post di rientro con due affermazioni molto interessanti, che riporto integralmente

    Oggi una persona mi ha detto che sono uno disincantato. Possibile, anzi, probabile. Sono anche uno scettico. Tendo a pensare che ciò che leggo, che vedo, che ascolto sia falso fino a convincente prova contraria. Non è sempre il criterio migliore per giudicare le cose, per carità. Però ti tiene al riparo da parecchie martellate nei denti. E va bene così.

    Ho appena finito di leggere un libro molto interessante, Contro (la) Natura di Chicco Testa e Loretta Feletig, dei Grilli Marsilio, riflessione intelligente e di gran buon senso (merce rara) sul concetto piuttosto banale e semplificato che abbiamo oggi di “natura”, con qualche spunto critico su un certo ambientalismo di maniera e di facciata cui ci piace aderire più per sciacquarci la coscienza che non per una reale riflessione. A prova di scettico.

    Se una persona prova a ragionare con la propria testa, in maniera giusta o sbagliata non fa differenza, allora piovono critiche, perché non si rimane nel solco che altri hanno tracciato e dal quale non si può deviare. Essere scettici non è una malattia ma semmai denota buon senso e diffidenza dalle verità imposte dall’alto. Esattamente come leggere libri che raccontano verità scomode, o forse meglio un pensare scomodo, indica una maturità che altri hanno dimenticato crescendo.

    E adesso i saluti. Ben trovato

    • Grazie!
      Tu riporti due frasi e io riporto due parole, diffidenza e buon senso, che se la realtà fosse un’insalata sarebbero come olio e sale. Vedo l’essere “scettici” esattamente come te e per quanto ignorante io sia, e sia destinato a rimanere in molte cose, quei due strumenti che dici tu aiutano almeno a farti (un po’ di più) un’idea e farti mettere (un po’ di meno) i piedi in testa.

  2. A me non sei mai sembrato disincantato, forse perché spesso l’essere scettici si accompagna ad essere cinici e tu non lo sei…
    Quel concetto di natura mi interessa, diversi dei miei studi la riguardano, potresti farci un post anche su quello 😀

    • In effetti è vero, se essere cinici è ostentare “disprezzo” o “beffarda indifferenza” verso gli ideali o le convenzioni della società in cui vivo, forse no, non sono cinico. A molti ideali però non credo. Un male, un bene, chissà.
      Quel libro dice cose che pensavo da tempo in maniera però molto più confusa e astratta. Mi conforta sapere che c’è gente che la pensa come me, gente che lo pubblica, gente che lo legge. Appena salta fuori il gancio tornerà fuori qualcosa in un post, buona idea.
      Adesso sto leggendo Tecnobarocco di Mario Tozzi. L’idea delle tecnologie inutili è un altro dei miei vecchi cavalli di battaglia, e sono curioso di sentire cosa dice. L’approccio è stato ambiguo: qua e là un po’ vago, e poi scusami, diciamolo, non scrive per niente bene (con buona pace della lesa maestà). Insomma ancora non mi ha conquistato. Gli restano un centinaio di pagine per riuscirci, vediamo.

      • Wow Mario Tozzi era il mio idolo almeno una decina di anni fa 🙂 Di suo ho letto Gaia viaggio nel cuore d’Italia e poi seguivo qualunque cosa faceva in tv… sinceramente del suo modo di scrivere ricordo poco, ma so che è molto bravo nel parlare e per questo mi piaceva tantissimo… poi mi fai sapere!

    • Pensa che io mi sorprendo sempre che ci sia qualcuno che davvero investe i suoi minuti a leggere quello che scrivo (pure quando scrivo quattro che in una frase sola). Il mondo è originale.
      Grazie!

  3. “Ma perché poi tutti dicono nei, e i medici NEVI? Tutti dicono costole, e i medici COSTE?”

    Ah! Non lo chiedere a me.

    Che magari non si chiamano neppure NEVI. Io ci ho il dubbio, fino a prova contraria… non ci credo.
    E le COSTE? Le coste io le mangio, ma non sono costole, non sanno da carne. Sì, insomma sono verdi verdissime…
    Poi ci sono le costine che alcuni chiamano costicine: si fanno ai ferri di solito, ma anche in pentola se fatte bene sono niente male.
    Sono più piccole di quelle nostre umane, forse ecco perchè costine.
    Quindi è giusto COSTE altrimenti sarebbero costoline.

    Ma noi perchè le chiamiamo COSTOLE e non COSTE?
    Dalla Treccani:
    “L’etimologia ci dice che costa ‘osso piatto, curvo, della cassa toracica’ è attestato per la prima volta nell’italiano scritto nel XIII secolo, in Brunetto Latini, e che viene direttamente dal latino cōsta(m) ‘costa, costola, fianco’. Sempre dal DELI apprendiamo che costola, nel significato anatomico che ci interessa, è documentato a partire da un volgarizzamento trecentesco della Bibbia e deriva da costula(m), un tardo diminutivo latino di cōsta(m).

    Siamo in presenza, nell’accezione medico-anatomica, di due sinonimi di significato trasparente e noti entrambi sia agli specialisti, sia ai parlanti. Con una distinzione che riguarda la distribuzione nella frequenza d’uso: parlando del corpo umano o di un paziente, gli specialisti useranno indifferentemente costa (da cui deriva costato ‘torace’) e costola, mentre i parlanti preferiranno costola, sia con riferimento al corpo umano, sia relativamente agli animali. Infatti, nella lingua comune, si parla di coste ‘ossa della cassa toracica’ soltanto in macelleria e in cucina.”

    Notare quando scrive “mentre i parlanti”.
    Ecco. I medici non sono parlanti. Sono specialisti.

    Adesso capisco perchè sei l’unico medico con cui riesca a parlare: sei parlante oltre che specialista. Dici pure MIDOLLO OSSEO! Ti rendi conto?
    Hai una marcia in più ecco.

    Disincantami ora, se ci riesci!

    • Disincantare te, e come potrei, tu che ormai ne hai viste così tante, tu ch’il monn’intiero ormai hai conosciuto, e le sue viltà e nobiltà e relative metafore, e davanti e dietro ai cancelli già sei stata, e di qua e di là delle sbarre potesti vedere.

      Epperò le tue costicine sanno da carne.

      Dalla Treccani:
      “Sapere, con uso intransitivo: aver sapore (conforme all’originario sign. latino), e anche aver odore di: sa d’aceto questo vino; s. di rancido, di muffa, di stantìo; l’arrosto sa un po’ di bruciato; Tu proverai sì come sa di sale Lo pane altrui (Dante; qui in senso fig.); queste sigarette sanno di menta; stanze che sanno di chiuso; la biancheria sa di pulito; non ti mettere in cammino, se la bocca non sa di vino (prov. tosc.); non com., aver cattivo odore: poi che ’l tristo puzzo aver la parve Di che il fetido becco ognora sape (Ariosto). Genericam., s. di buono, avere buon sapore; anticam. anche saper buono: la vera astinenzia è temperarsi dalle cose che sanno buone alla bocca (Fior. di s. Franc.); non s. di nulla, di niente, essere senza sapore, anche fig., di persona, di scritto, di discorso, di opera musicale o artistica (cfr. insipido, insulso, scipito). In usi fig.: le sue parole sapevano d’adulazione; la sua richiesta mi sa di ricatto; quel tipo mi sa di un poco di buono, ha l’aspetto, dà l’impressione d’esser tale.”
      Che il tuo commento sappia di ricatto? Che il mio scritto sappia d’insulso? le mie parole d’adulazione? Che il tuo arrosto sappia di bruciato? o le tue costicine ai ferri… di carne?
      Sappia la Stefi che della Treccani nun me ne pò fregà de meno, perché quant’è dolce l’italiano da nordest, e quanto son sgaî dalle nostre parti.
      O no?

      • Le costicine (quelle che cucino io) sanno, dalla carne. dal grasso che la rende morbida e dalla pelle bruciata che ci sta intorno, che le mie coste si muovono al ritmo d’italiano da nordest: non sanno di ricatto, nè d’insulso o d’adulazione.
        Sono solo più dritte meno ricurve delle altre, per questo ogni tanto “scantonano”.
        Ma son tanto ruffiane.
        E’ il segreto degli sgai delle nostre parti.

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