Che abbia smesso di piovere?

Passo su questo blog come un estraneo.
Mi mette quasi i brividi.
Ero davvero io?
Sembrano passati anni. Eppure è soltanto qualche mese fa. Eppure Ian Saiin sono stato io e forse sono ancora io. Almeno un po’, non lo so.

Sono successe tante cose.
Il tempo passa e le cose succedono e ti cambiano senza che tu te ne accorga, o comunque più di quanto tu creda, e per fortuna qualcosa di scritto rimane, altrimenti avresti perso tutto, proprio tutto.

Per fortuna?
Sicuro?
Non è forse meglio perdere tutto?
Servono davvero i ricordi?

Le foto, per esempio. A che servono le foto se poi non trovi la forza di riguardarle?
I sentimenti.

Non sarebbe meglio essere pesci?
Almeno loro la pioggia non la sentono.

Provano almeno sentimenti i pesci?

30 pensieri su “Che abbia smesso di piovere?

  1. Ben tornato tra noi blogger. Mi domandavo i motivi del tuo prolungato silenzio.
    Lo fai in maniera singolare, accennando ai ricordi. Quelli orali si possono perdere ma quelli scritti rimangono.
    Ma servono i ricordi? Cerrtamente. Nel bene e nel male servono per capire dove si è sbagliato e dove si era nel giusto.

    • Provo a dirne uno.
      L’immagine che di me usciva da questo blog non mi piaceva.
      Non ero io.
      Interessante il tuo commento.
      Però penso: a che serve ricordarsi dove si è sbagliato, se poi continuo a sbagliare sempre allo stesso modo (e magari pure mi piace)?
      Non pretendo risposte, naturalmente.

      Parentesi.
      Mi stupisco che siete ancora così in tanti che passate di qui. Credevo che dopo un anno non mi avrebbe filato più nessuno.
      Non chiedetemi di dirvi grazie, che ne dico fin troppi quando non dovrei. E siate pure cattivi, non concedetemi neanche un pizzico di indulgenza.
      (Non mi riferisco al tuo commento, come spero s’intenda, ma uso il commento al tuo commento per discuterne un po’.)

    • Quei giorni che ho vissuti da robot ero felice.
      Felicità superficiale, certo, ma felicità.
      Purtroppo le funzioni cognitive sono rimaste quello che sono. Robot o non robot.
      Non ho potuto neanche togliermi quella soddisfazione.

  2. I ricordi fanno parte di noi. Sono ciò che siamo diventati.
    Mattoncini di una casa ancora in costruzione.
    Alcuni più “pesanti” di altri: quelli delle mura portanti.
    Non è detto che il progetto della casa rimanga lo stesso.
    Varianti: volute da noi, ma anche no.
    Le foto?
    Ci serve troppo coraggio a valutare il presente. Figuriamoci il passato.
    Magari quand’è finita la casa.
    Magari trovi il coraggio di fermarti.
    Magari scopri che sei stato un pesce.
    Un pesce che non sentiva la pioggia: ne era immerso.
    Non provava sentimenti, erano loro che provavano lui.

    Un pesce tace è vero.
    Ma non vuol dire che non sente.

    😉

    • Vorrei essere pesce, invece, proprio in quanto entità che non sente.
      Ora: so che i pesci sentono.
      Ma il pesce che immagino io non sente. Tace, non sente, e tutto ciò è impagabile.
      Se sentire alla fine è soffrire, meglio non sentire.
      Ovvio, queste è una provocazione.
      Ma scavare nelle contraddizioni, ecco cosa cerco di fare.
      Perché vedi, alla fine ho sempre e ancora tanta sete di sentire.

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